Un anno fa di questi tempi ci occupavamo di certi amministratori locali tanto intrepidi e zelanti nel proteggere la collettività da mucche vaganti, nutrie e piccioni quanto ciechi, sordi e muti quando il pericolo fosse costituito da quegli 800.000 individui legalmente armati che vanno sotto il nome di cacciatori.
E dunque è facile immaginare lo stupore con cui giorni fa abbiamo letto la notizia, quasi incredibile, quasi surreale, quasi da scoop giornalistico, di un sindaco il quale finalmente se n’è accorto che la caccia è anche, è innanzi tutto, è primariamente un problema di ordine pubblico.
La riportiamo qui, la notizia, così come ci è giunta. Ma aggiungendo anche, con riferimento alla frase finale dell’articolo, una domanda: “sì alla caccia, ma con moderazione e soprattutto con regole precise” conclude il, peraltro encomiabilissimo, sindaco. Ma quali regole possono far sì che 800.000 individui armati liberi di far fuoco a volontà in boschi e campagne possano non costituire un problema di ordine pubblico?
E’ una domanda cui, chi ci conosce ormai lo sa, attribuiamo valore puramente retorico. Ma la rivolgiamo a chiunque volesse dare a essa risposta come se tale valore non avesse. E una risposta attendiamo.
Filippo Schillaci
Caccia, è un assedio
Montese. L'allarme del sindaco Mazza
MONTESE. Il sindaco Luciano Mazza interviene preoccupato sull'argomento
della caccia e dichiara: "Noi siamo in prima linea. Vi sono da noi vari
interessi venatori, per il fatto che il nostro territorio è molto forestato.
Esso comprende la zona della Selva, di Ronchidoso, di Monte Belvedere: si
tratta di circa 2000 ettari, tutti boscati". Ma l'ordine pubblico e la
sicurezza del cittadino sono in pericolo. "Due parchi regionali, quello del
Corno alle Scale e dell'alto Appennino, sono al confine e quindi gli animali
tendono a rifugiarsi nel nostro territorio. L'interessamento venatorio per
la nostra zona - sottolinea Mazza - è eccessivo. L'ordine pubblico ne può
risentire.
Infatti, spesso si riversano da noi vere orde di persone
(cacciatori) che non conoscono a fondo il territorio, hanno fucili che non
sono sempre in regola. Morale: nel territorio montesino c'è troppa
concentrazione, uno smodato interesse venatorio, che in qualche modo
contrasta con le attività turistiche, forestali, agricole (certi squadroni
di persone superarmate, tipo Marines, fanno anche soggezione...). Quindi, in
tutto questo - precisa il sindaco - intravvedo il pericolo potenziale del
non rispetto delle norme di pubblica sicurezza. Come primo cittadino, mi
sento in dovere di tutelare la comunità. Esistono tra le zone abitate, ivi
comprese le strade di pubblico passaggio, quelle distanze che impongono le
norme vigenti, tra l'altro in materia di 'gittata' delle armi? Spesso
vengono disattese proprio da coloro che dovrebbero per primi rispettarle.
Stando così le cose il nostro territorio pur suscitando un interesse
faunistico notevole, non può sopportare un numero esorbitante di cacciatori
che praticamente arrivano da tutta la provincia, dalla pianura alla
montagna. A Montese, nel nostro Atc, si riversano i cacciatori di più di
venti Comuni (praticamente più di metà della provincia di Modena). Questo
stato di cose ci preoccupa moltissimo, specialmente quando capita che
squadre si fanno reciprocamente la guerra, oppure, come sono già avvenuti,
fatti accidentali ma di grave entità, che mettono in discussione il
pubblico interesse e la sicurezza. Tutto questo ci porta a manifestare forte
perplessità. Il messaggio deve arrivare alla Provincia, competente in
materia, e a quelle persone che pur definendosi 'sportive', di fatto fanno
prevalere esagerate finalità venatorie.
Quindi sì alla caccia, ma con moderazione e soprattutto con regole precise.
Gazzetta di Modena - 14 marzo 2003