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La caccia all'uomo: una opportuna premessa. Ovvero, facciamo il punto della situazione. Prima di cominciare davvero. 01-08-2003 - Fonte: Filippo Schillaci - Promiseland Redazione Italia |
E' dal gennaio 2002 che su Promiseland ci occupiamo costantemente di caccia, approfondendone in particolare un aspetto: la caccia come problema di pubblica sicurezza, e più in generale come problema sociale. Da allora è passato un anno e mezzo e possiamo ormai dire di aver imparato due cose: la prima era facile immaginarla, ed è che la caccia
rappresenta un pericolo per la collettività. La seconda è già più sorprendente, ed è che di tutti i morti e feriti (intendo quelli umani) e in generale i danni (intendo alla collettività umana) provocati dai cacciatori, quasi nessuno vuol parlare. E, fatta salva appena l'esigua sostanza di quel "quasi", quando dico nessuno dico proprio nessuno: non solo (ovviamente) i cacciatori, non solo un congruo numero di politici, ma addirittura coloro da cui ci si aspetterebbe che certe cose le urlino a gran voce: le associazioni ambientaliste e animaliste, o comunque una gran parte di esse. Così come non una parola siamo riusciti a strappare sull'argomento la scorsa estate a Fulvia Bandoli della Direzione Centrale dei DS, nulla più che un generico: "terremo conto dei suoi suggerimenti" siamo riusciti a estrarre poco tempo dopo dalla bocca di Sara Fioravanti, responsabile dell'ufficio legale del WWF. Abbiamo inoltre mostrato come gli stessi volontari attivisti della LAV siano all'oscuro di questo aspetto della faccenda. Aggiungo adesso che un dialogo quasi perfettamente identico a quello avuto con le volontarie LAV e riportato nell'articolo dell'8 aprile scorso lo ebbi il 16 agosto 2002 a Lecco con un volontario del WWF. Dopo l'uscita del citato articolo Ennio Bonfanti, responsabile del settore fauna selvatica delle LAV mi promise una risposta. Noi di Promiseland la stiamo ancora aspettando.
Abbiamo dunque, dicevo, imparato due cose: che la caccia è pericolosa e che quasi nessuno vuole che lo si dica. Possiamo con ciò affermare di aver concluso una fase del nostro rapporto con la congrega del libero sparo, una fase che possiamo definire di apprendistato. Adesso possiamo cominciare.
E cominciamo col porci delle domande. La prima delle quali è ovviamente la seguente: stabilito che la caccia è pericolosa, quanto lo è? Innanzi tutto: ha senso la domanda? Ovvero, è possibile quantificare la pericolosità di qualcosa, di qualsiasi cosa? Chi conosce la legislazione in materia di sicurezza sul lavoro sa che lo è. La seconda domanda è: come ha affrontato il Legislatore il problema della sicurezza nell'attività venatoria? O meglio: lo ha fatto con la stessa cura e meticolosità con cui lo ha fatto in altri campi (ad esempio, proprio la sicurezza sul lavoro)?
A queste prime due domande risponde lo studio Se la caccia fosse un lavoro che abbiamo realizzato nei mesi scorsi, punto di avvio di una inchiesta di Promiseland che ci porterà a porre molte, molte domande a politici e associazioni.
Perché di risposte ne mancano ancora molte.
Filippo Schillaci.
Promiseland
Redazione Italia
Prossimamente lo studio Se la caccia fosse un lavoro apparirà su Promiseland e Gondrano sia nella sua versione integrale sia in una versione sintetica che ne riassumerà i principali risultati.
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