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Bambine soldato
Schiave sessuali, cuoche, portatrici, ma anche carne da cannone. Questo il ruolo delle bambine soldato
26-04-2004 - Fonte: warnews.it


Schiave sessuali, cuoche, portatrici, ma anche carne da cannone.
Sono queste le conclusioni dello studio "Where are the girls?" condotto dall'organizzazione canadese Rights & democracy sul ruolo delle bambine soldato in molti Paesi del mondo, concentrando l'attenzione sulle guerre di Mozambico, Uganda e Sierra Leone.
Il rapporto si basa su estese ricerche durate tre anni condotte dalle due autrici Susan McKay e Dyan Mazurana che concludono come spesso le giovani vengano coercite non solo come schiave sessuali, ma vengano anche addestrate ai combattimenti e partecipino attivamente ai conflitti.
Le bambine soldato sono presenti nelle milizie in almeno 55 Paesi del mondo ed in 38 Paesi partecipano attivamente ai conflitti. In massima parte il reclutamento avviene con il rapimento, ma sono molte le giovani che finiscono per unirsi agli eserciti per reazione a violenze subite o spinte dalla ricerca di protezione, di cibo ed il necessario per sopravvivere.
Le parti in lotta di solito negano l'utilizzo delle bambine soldato accusando la controparte delle violazioni dei diritti dei minori. La difficoltà a reperire informazioni sui numeri e sul dislocamento delle minori coinvolte pone un altro ordine di problemi: non essendo riconosciute come parte lesa dalla guerra non sono coinvolte nei successivi programmi di assistenza e recupero. Quindi i problemi per il recupero fisico e psicologico delle sopravvissute diventano molto difficili: malattie a trasmissione sessuale, una percentuale altissima ha contratto l'AIDS, forti traumi fisici e psicologici, difficoltà e spesso impossibilità di reintegrarsi nel tessuto sociale al quale sono state strappate.
In Sierra Leone, teatro di una guerra civile durata 10 anni e conclusasi nel 2002, quasi la metà dei 45.000 ribelli del RUF (Fronte unito rivoluzionario) erano bambini soldato e tra questi almeno 7.500 erano ragazzine. E molte delle giovanissime mogli dei capi dei guerriglieri godevano di una notevole influenza ed erano feroci organizzatrici di rapimenti e razzie.
In Uganda si calcola che non meno di 20.000 bambini siano stati rapiti dal LRA (Armata di resistenza del signore) nei 18 anni di guerra nelle province del nord del Paese: almeno un terzo sono bambine. Joseph Kony, leader e fondatore della LRA, sembra che abbia una sessantina di giovani mogli-schiave.
Nella guerra che ha devastato il Mozambico dal 1976 al 1992 le giovani soldatesse hanno militato e combattuto attivamente sia nel governativo FRELIMO (Fronte di Liberazione del Mozambico) che tra i ribelli del RENAMO (Resistenza Nazionale Mozambicana).
Dyan Mazurana, intervistata dalla BBC, fornisce cifre drammatiche riguardo al destino delle giovani che hanno partecipato ai conflitti nei tre Paesi esaminati: almeno il 30% durante il periodo di guerra è rimasta incinta, continuando a combattere anche durante la gravidanza e dopo. E la maternità costituisce un impedimento ulteriore al reinserimento: la comunità dalla quale la ragazzina proveniva rifiuta di accoglierla ed assisterla a causa del figlio illegittimo, a prescindere dal fatto che sia stato concepito con uno stupro.
"Where are the girls?", presentato all'ONU il 3 marzo 2004, conclude come il problema sia stato largamente sottostimato fin'ora, nonostante vi siano leggi ed accordi internazionali che condannano e proibiscono il fenomeno e che vengono sistematicamente disattesi.
Nel 1989 è stata emanata la "Convenzione per i diritti del bambino", approvata a maggioranza assoluta dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ratificata, al 2003, da tutti i Paesi del mondo tranne due: la Somalia, perchè non ha ancora un governo rappresentativo in grado di firmare e gli Stati Uniti, che stanno ancora esaminando se gli articoli della Convenzione siano compatibili con le proprie leggi federali, anche se hanno promesso che lo firmeranno. La Convenzione, tra le altre cose, proibisce l'utilizzo dei minori di 18 anni sia nei conflitti aperti che in tempo di pace da parte degli eserciti regolari e di ogni formazione guerrigliera e paramilitare.
Nel 1998 è stato ratificato dalla Corte Penale Internazionale lo "Statuto di Roma" che considera un crimine di guerra l'utilizzo dei bambini sotto i 15 anni in qualunque conflitto armato. Nel 1999, dopo nove anni dalla stipula, è entrata in vigore la "Carta africana per i diritti ed il benessere dei bambini" (primo accordo regionale del genere) che stabilisce come l'età minima per essere arruolati debba essere di 18 anni. L'assunto è stato ribadito nel 2002 dal "Protocollo opzionale alla Convenzione per i diritti del bambino", per ora sottoscritto da 67 nazioni.
Il fenomeno che coinvolge almeno 300.000 bambini nel mondo, di cui 120.000 in Africa non è affatto in diminuzione. Uno studio pubblicato nel gennaio 2004, il "Rapporto sull'uso dei bambini soldato del 2003", ha preso in rassegna l'utilizzo dei minori in 17 Paesi del mondo e conclude come "siano stati fatti progressi rimarcabilmente piccoli nel fermare l'utilizzo dei bambini soldato" ed anzi in alcuni casi sia aumentato il reclutamento dei bambini, in modo massiccio, ad esempio, in Repubblica Democratica del Congo, Liberia, Costa d'Avorio e Colombia.

Testo di Fulvio Poglio

Tratto da: www.warnews.it




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