Animali “di serie A” e animali “di serie B”: quando l’empatia non è per tutti

La solidarietà per i koala australiani morti negli incendi non si estende alle pecore annegate in un incidente in Romania: alcuni animali hanno “più diritto di vivere” rispetto ad altri?

Hanno fatto il giro del mondo e commosso milioni di utenti le immagini di un koala strappato alle fiamme da una donna coraggiosa. Purtroppo però il gesto eroico di Toni Doherty – la donna che ha messo in pericolo la propria vita per salvare un esemplare di koala intrappolato in uno dei tanti incendi che stanno devastando l’Australia da settembre – non è bastato. Lewis, così era stato ribattezzato l’animale dalla stessa Toni, è morto a causa delle gravissime ferite e ustioni riportate nell’incendio, che hanno costretto i veterinari che lo avevano in cura a procedere con l’eutanasia.

Una situazione estremamente drammatica, non solo per la popolazione locale ma anche per gli animali che vivono in queste zone: si stima che finora siano più di 350 i koala morti negli incendi, senza contare i gravissimi danni riportati da quelle che fino a poco tempo fa rappresentavano zone di habitat sicure per questi animali. Sui social e sul web non si contano le dimostrazioni di solidarietà nei confronti degli animali coinvolti in questo disastro, tanto che è stata avviata anche una raccolta fondi dal Koala Hospital di Port Macquarie – a nord di Sydney – per salvare gli animali superstiti: la cifra supera un milione di dollari e servirà, tra le altre cose, per l’acquisto e l’installazione di punti di abbeveramento, ma anche alla ricostituzione di habitat sicuri per gli animali.

Animali “di serie A” e animali “di serie B”?

Un gesto importante oltre che, a nostro avviso, doveroso che però mette in risalto una contraddizione di fondo: la vita di un koala vale di più di quella di un animale “da reddito”? Ovviamente no, ma la sensazione che si ha è proprio questa. In questi giorni è affondata in Romania una nave che trasportava delle pecore che avrebbero dovuto essere macellate in Arabia Saudita: dei quasi 15mila ovini presenti a bordo, sarebbero sopravvissuti solo 33 esemplari. Fortunatamente nessuna delle persone che viaggiavano sulla nave ha invece subito danni. Non sono poche le testate giornalistiche ad aver diffuso la notizia, ma il punto focale della vicenda sembra il più delle volte il danno economico dovuto alla perdita degli animali rispetto alla loro morte in quanto esseri senzienti.

Nessuna raccolta fondi per salvare gli animali superstiti, nessun intervento per mettere fine a questa barbarie: il trasporto di animali vivi (in Europa e non solo) è una delle grandi piaghe dei nostri tempi, un’attività che comporta enormi sofferenze per gli animali coinvolti – molti dei quali, specialmente in estate, muoiono per il caldo, la fatica o la sete – ma che continua senza sosta. Parliamo di un’attività che è considerata normale, la prassi in un mondo che assoggetta gli animali alle esigenze (e ai capricci) dell’uomo, e che coinvolge milioni di animali diretti inesorabilmente verso la morte.

Alcune delle pecore morte durante l’incidente avvenuto in Romania

L’incidente avvenuto in Romania pochi giorni fa è solo la punta dell’iceberg: se è vero che tragedie di questa entità non sono all’ordine del giorno, è altrettanto vero che sofferenza, morte di stenti e condizioni di trasporto aberranti sono invece la prassi. Anche se una sentenza della Corte di Giustizia Europea ha stabilito che la legislazione dell’UE in tema di protezione degli animali vivi durante il trasporto dovrebbe essere fatta rispettare dall’inizio alla fine del viaggio (anche quando la destinazione è un paese extraeuropeo), non mancano le investigazioni che dimostrino come questo non avvenga quasi mai.

Eppure, sono ancora troppo poche le persone che si indignano di fronte alle immagini di migliaia di animali sofferenti (tanto quanto i koala vittime degli incendi) destinati al macello, ammassati gli uni sugli altri in condizioni scioccanti; se lo fanno, si tratta di uno sdegno passeggero, che i più dimenticano di fronte al reparto macelleria del supermercato. È importante invece fare la connessione, capire che una bistecca non è altro che la parte del corpo di un animale che voleva vivere, che ne aveva diritto esattamente tanto quanto i koala australiani morti tra le fiamme. Quando tutti lo capiranno e faranno scelte alimentari etiche, potremo finalmente dire di vivere in un mondo migliore.

  1. Dovremo rendere conto alle prossime generazioni di questo è molto altro. Il disprezzo che i nostri figli avranno per questa generazione per lo sterminio in atto sarà indelebile.

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  2. Anche io apprendendo questa notizia ho pensato alla stessa cosa.
    Purtroppo, la mentalità delle persone è specista.

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  3. Inaccettabile come oggi ci siano in tutto il mondo differenze nel rispetto della vita di creature senzienti.

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  4. L’articolo è scritto veramente bene.. purtroppo viviamo in un mondo dove ancora si fa’ distinzione tra animali domestici e d’allevamento. Non c’è nessuna distinzione.. gli animali sono tutti uguali e tutti hanno il diritto di vivere.

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