Ecco come smontare i falsi miti sulla guerra

Le armi servono per difendersi? Difficile sostenerlo, se si pensa a quanto accaduto l’11 settembre: lo stato più armato del pianeta non ha potuto, con le sue innumerevoli armi, fare niente per evitare l\’attacco alle Twin Towers.

Le armi sono un deterrente verso i paesi malintenzionati? Tutto da dimostrare anche questo, visto che la storia ci insegna che durante la Guerra Fredda in numerose occasioni si è evitato per un pelo che per errore si scatenasse la guerra nucleare. Senza contare che fra gli anni ‘50 e ‘80 sono morte nel mondo più di 25 milioni di persone per guerre: armi deterrente verso chi, visto che le quelle nucleari non sono servite per evitare questa ecatombe nel sud del mondo? Quelli sopra descritti sono due dei tanti esempi di come è possibile demolire i luoghi comuni sulla guerra, un impegno che si è assunta l’associazione “Beati i costruttori di pace”, intenzionata a lanciare una campagna culturale contro la produzione di armi tout court.

Con l’aiuto di esperti del calibro del ricercatore Achille Lodovisi, che da più di vent’anni studia il mercato internazionale delle armi e l’industria bellica, l’associazione padovana si accinge a redigere un vademecum che sconfessi i falsi miti sulla guerra. Ne sono stati individuati almeno una ventina e per ognuno si sono cercati dati, esempi, considerazioni che li possano smentire. Si va dall’affermazione che solo le armi possono risolvere i conflitti, al fatto che la guerra c’è sempre stata e sempre ci sarà, dal mito che la guerra porti sviluppo e innovazioni scientifiche a quello che la violenza è insita nell’uomo, dalla dichiarazione che la guerra porta democrazia all’asserzione che uno stato non può esistere senza un esercito armato.

Per avviare il percorso che porterà alla campagna contro le armi presso la sede di Beati i Costruttori di Pace a Padova si è tenuto nei giorni scorsi il seminario “Per un futuro senz’armi”, da quale sono partiti spunti e riflessioni stimolanti non solo per il vademecum ma anche per individuare strumenti pratici per favorire il processo di diffusione della cultura di pace. Strumenti identificati nel fare pressione sui media tradizionali, nel costruire nuovi media dal basso, nel portare testimonianze dirette, nel porre risalto alla dimensione umana della comunicazione, nell\’organizzare eventi mirati, nel lavoro di educazione alla pace nelle scuole di ogni ordine e grado, nel privilegiare il lavoro in ambito locale, nell\’aprirsi verso l\’esterno dialogando con chi non conosce il mondo pacifista.

Il senatore Tino Bedin ha ad esempio presentato le decisioni già assunte dall’Unione Europea riguardo alla formazione di un esercito comune, mettendo in evidenza i rischi di mancanza di controllo democratico per le decisioni in tema di sicurezza. Bedin ha proposto di attivare tutti i consigli comunali perché i cittadini conoscano i contenuti del trattato costituzionale e chiedano un impegno più esplicito per la pace.

\”Dobbiamo ripensare il tasso di democrazia della nostra società, capire a quali aberrazioni si è giunti e riappropriarci delle decisioni fondamentali, il sindacato non può occuparsi solo del lavoro, ma deve farsi carico di una visione più ampia\” ha sostenuto invece Gianfranco Benzi del Dipartimento internazionale della Cgil, che ha fatto autocritica anche sull’appoggio dato anche dal suo sindacato alla guerra nei Balcani del 1999.

Lidia Menapace, partigiana e rappresentante della Convenzione permanente delle donne contro la guerra, ha portato infine il suo coinvolgente contributo sulla costruzione di una cultura della pace che cominci innanzitutto col disinquinare il proprio linguaggio da tutto il simbolico militare e col mettere in discussione i criteri di memorabilità. “La violenza si è così radicata all\’interno delle istituzioni statali europee – ha affermato – cambiando nome e spacciandosi per forza, armata o di polizia, ma rimanendo in realtà pur sempre violenza. Di tutte queste radici violente l\’Europa in via di costruzione può e deve liberarsene, anche perché non manca d\’altra parte una significativa tradizione nonviolenta”. Una tradizione che la Menapace ha ricordato con numerosi episodi di azione e resistenza nonviolenta, che hanno caratterizzato in particolare le lotte del movimento operaio e del movimento femminista. Episodi spesso dimenticati, taciuti dai libri di storia, ma che rappresentano una memoria storica da non perdere e da recuperare proprio in questo fondamentale momento di scrittura della costituzione europea.

Ufficio stampa BCP: Mariagrazia Bonollo 348/2202662

Tratto da: www.beati.org


(Inserito da Marcello Paolocci)

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