Fuori i fuoristrada

La California ratifica il trattato di Kyoto sui consumi imponendo alle case automobilistiche di ridurre del 30 per cento le emissioni carboniche e vietando la circolazione dei fuoristrada. La Danimarca recepisce una direttiva del Consiglio europeo e vieta i bull bars, cioè i paraurti sporgenti. E sempre ai fuoristrada il Comune di Parigi ha deciso di precludere il transito in città, divieto che sta pensando di adottare anche l\’amministrazione di Londra. In Italia? A Milano \”stiamo cercando di lasciare fuori dal centro i camion, poi penseremo ai fuoristrada\”, dice l\’assessore al traffico Giorgio Goggi mentre il collega romano Mario Di Carlo afferma che \”nella capitale non sono molti a possederlo\”. A parte Renato Zero, il cantante: uno dei pochi proprietari italiani dell\’Hummer H2, il gigantesco 4×4 nato per essere impiegato dai marines in Iraq e poi divenuto emblema della contestazione anti-Suv, gli Sport utility vehicle.
Negli ultimi anni i Suv hanno invaso le strade urbane del mondo e in Europa sta montando la protesta, quella spontanea tra i cittadini infastiditi dalla loro invadenza e quella organizzata tra le associazioni ambientaliste. E in Italia Legambiente sta lanciando una campagna anti-fuoristrada, chiedendo a cittadini e amministrazioni di \”mettersi in azione per la sicurezza delle strade e la protezione dell\’ambiente dalla minaccia dei Suv\”. Come? Introducendo una patente speciale per i Suv con prova supplementare per accertare che il conducente sappia controllare i rischi del baricentro alto; vietando ai Suv la circolazione nei centri storici; eliminando gli incentivi fiscali per i Suv (che possono essere immatricolati come autocarri); introducendo l\’obbligo da parte di costruttori e venditori a informare gli acquirenti circa i danni ambientali dell\’auto, come previsto dalla normativa europea.

Tutto questo in un mercato che anche da noi sta vivendo un\’impennata. Se in America i fuoristrada rappresentano ormai il 25 per cento delle auto in circolazione (3,5 milioni), in Italia hanno raggiunto quota 5 per cento (125mila). Il più venduto è un modello da oltre 45mila euro: la Bmw X5, seguita da Land Rover Freelander, Volkswagen Touareg, Mercedes ML e Porsche Cayenne. Auto costose e che consumano anche più di un litro ogni cinque chilometri, ma che hanno successo perché, dicono i proprietari, danno un notevole senso di sicurezza. L\’ente statunitense della sicurezza stradale (Nhtsa) ha decretato però che i Suv sono le auto più pericolose in circolazione perché hanno una forte tendenza al ribaltamento. Al dato tecnico si è aggiunto quello statistico: nel 2002 sulle strade degli Stati Uniti sono morte 42.850 persone e quasi un quarto dei decessi sono avvenuti in ribaltamenti dei Suv. A scuotere ancora di più gli americani il 4 giugno scorso è arrivata una sentenza di una giuria californiana che ha condannato la Ford a pagare un risarcimento stellare (369 milioni di dollari) a una donna rimasta paralizzata dopo essersi ribaltata con il suo Suv. In Europa non è andata meglio. L\’Euroncap, l\’organismo Ue che testa la sicurezza dei veicoli, ha bocciato i Suv, uno dei quali è stato dichiarato il veicolo meno sicuro in assoluto. E la bibbia italiana degli automobilisti (la rivista \’Quattroruote\’) ha testato numerosi modelli. Risultato? \”Manovre di ordinaria amministrazione possono risultare molto impegnative\”. In particolare la cosiddetta prova dell\’alce, che riproduce le manovre necessarie a scartare un ostacolo improvviso: \”Le reazioni dell\’auto sono imprevedibili e non sempre facilmente controllabili dal conducente\”. Sul bagnato i risultati sono \”molto allarmanti\”.

Eppure per le strade italiane questi veicoli si moltiplicano. Non stupisce. La California, che pure si accinge a recepire gli standard di Kyoto, oggi è governata da Arnold Schwarzenegger che di Hummer ne possiede non uno, ma sei. E se proprio da Los Angeles è partita la contestazione ai Suv, anche da noi insieme con la diffusione dei fuoristrada crescono le contestazioni. \”Usarli in città per andare a prendere i bambini a scuola è senz\’altro fuori luogo\”, afferma l\’assessore Goggi. E Legambiente per il dossier che ha dedicato al fenomeno ha scelto l\’eloquente titolo: \’Anatomia di un delirio collettivo\’. Secondo gli ambientalisti, i Suv sono \”pericolosi per gli occupanti e per chi si trova nelle vicinanze, voraci trangugiatori di petrolio, altamente inquinanti, arrogantemente ingombranti: è questo l\’insieme di caratteristiche che fa del Suv un mezzo assolutamente inadatto alla circolazione urbana\”.
Da decenni si cercano soluzioni nuove sulla sicurezza stradale e i consumi di carburante. Ebbene: \”I Suv\”, si legge nel dossier, \”hanno consumi medi urbani del 60-70 per cento superiori rispetto alle dieci auto più vendute\” e sono \”per la loro altezza, rigidità del telaio e peso, più inclini all\’incidente\”. Pericolosi, secondo Legambiente, soprattutto per i pedoni e le auto normali: \”Hanno spazi e tempi di frenata molto più lunghi degli altri veicoli; montano paraurti sporgenti e rafforzati (bull bars) che rendono disastrosi gli impatti; sono più alti e colpiscono il pedone non alle gambe, ma al bacino\”. Anche per il conducente del fuoristrada ci sono problemi: oltre all\’alto rischio ribaltamento, pericolosi sono gli scontri laterali perché su questi veicoli la prova del crash test viene fatta solo frontalmente. Non solo. I passanti bambini rischiano di rimanere fuori dal campo visivo.

La protesta, insomma, è partita. Ma i rivenditori, così come accadde negli Stati Uniti, non sembrano preoccuparsene: \”Le vendite aumentano e neanche le monovolume registrarono il successo immediato avuto dai Suv\”, fanno sapere Volkswagen, Land Rover e altre big del settore. Che di fronte alla campagna ambientalista potrebbero dunque sorridere. E al sorriso punta anche Legambiente, che ha indetto un concorso chiedendo battute e slogan satirici da usare nella campagna anti-Suv. Una prima battuta potrebbe essere quella di Schwarzenegger che per giustificare all\’opinione pubblica le sue sei Hummer ha detto: \”Ma ne guido solo una alla volta\”.

Testo di Davide Vecchi

Tratto da: www.espressonline.it


(inserito da Marcello Paolocci)

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