Inuit, autoestinzione di un popolo

Nella Groenlandia orientale vivono 56 mila persone. Una civiltà giunta al capolinea, dove un senso crescente di alienazione spinge molti all\’alcol e al suicidio. Destino che si compie nell\’indifferenza generale. L\’unico aiuto viene da un italiano, che a loro ha dedicato la vita.

«Guardali» mi dice Robert Peroni, indicando un gruppo di inuit gettati a terra accanto all\’unico negozio di Tasiilaq. Completamente ubriachi, sono stesi sul marciapiede tra decine di lattine di birra. Intorno i bambini giocano rincorrendosi, ogni tanto si avvicinano ai genitori, li scuotono, poi, non ricevendo risposta, riprendono a giocare. I ghiacci che invadono il fiordo lanciano un bagliore accecante fra le casette colorate del villaggio, mentre, dietro, le montagne formano una spettacolare scenografia per questa ennesima rappresentazione della miseria.

«È una scena che al sabato sera si ripete nella maggior parte dei villaggi della Groenlandia» continua Peroni risalendo la stradina che dal porto conduce alla Casa Rossa. Intorno le mute dei cani da slitta cercano un po\’ di frescura sulle ultime chiazze di neve. «E questa è solo metà del problema. L\’altra metà sono i suicidi. Giunti a 18-20 anni, molti ragazzi si impiccano. Può accadere che in un villaggio di 100 abitanti ci siano 6-7 suicidi l\’anno. Se questi dati interessassero le grandi città europee o americane, sarebbe allarme rosso. Qui invece tutto continua nell\’indifferenza generale».

Originario di Bolzano, Robert Peroni ha una sessantina d\’anni. Ha studiato medicina, ha fatto la guida alpina e l\’esploratore finché, 24 anni fa, decise di impartire una svolta alla propria vita. «Dall\’Himalaia al Sud America, avevo compiuto molte spedizioni nei luoghi più disparati del pianeta» ricorda. «Poi, quasi per caso, sono capitato in Groenlandia e quest\’isola mi ha stregato».

Con i suoi oltre 2 milioni di chilometri quadrati di estensione, la Groenlandia è l\’ultima terra selvaggia del pianeta. L\’85 per cento della superficie è sommerso sotto un immenso ghiacciaio, residuo delle calotte che nel Quaternario ricoprivano l\’emisfero boreale. Tutto qui è estremo e sconvolgente. Il ghiaccio dell\’Inlandsis, spesso fino a 3 mila metri, è così pesante che la terra sottostante è stata schiacciata e ora si trova sotto il livello del mare. Si calcola che, se quei 4 milioni di chilometri cubici di ghiaccio si sciogliessero, ogni abitante della Terra avrebbe a disposizione un miliardo di litri d\’acqua e il mare si alzerebbe di 6 metri. Da questa immensa distesa di neve, come isole in un mare gelato, emergono migliaia di vette, in gran parte inesplorate: il vero orizzonte dell\’avventura dei nostri anni, a fronte dell\’affollamento degli 8 mila metri himalaiani. Ogni giorno dai ghiacciai groenlandesi che scendono fino al mare si staccano fragorosamente migliaia di giganteschi iceberg, che iniziano la loro navigazione verso sud. Fu tutto questo a suggestionare Peroni. Nei lunghi mesi di buio, durante l\’inverno trascorso a Sermiligaq andando a caccia con gli inuit, Robert scoprì anche i problemi del popolo che abita in questo paradiso selvaggio.

Testo di Franco Brevini

Tratto da: www.panorama.it


(inserito da MP)

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