La violenza dei "nonviolenti"

Brevi riflessioni sulla scelta vegana nonviolenta e sul  suo reale significato.
Il termine nonviolenza è la traduzione letterale del termine sanscrito ahimsa: implica una sfumatura intenzionale che si potrebbe rendere con “assenza del desiderio di nuocere”. E questo concetto viene esteso non solo nei riguardi degli altri esseri umani, ma anche nei confronti degli animali.
Pare una contraddizione in termini quindi leggere di gruppi animalisti (che per definizione dovrebbero essere non violenti), agire in maniera violenta per farsi portavoce dei diritti di esseri viventi che li vedono negati quotidianamente o che non hanno modo di esprimerli. Parliamo di frange animaliste estreme che con la loro cultura legata alla prepotenza ed alla violenza, distruggono (o provano a farlo) la credibilità di una scelta che si basa innanzitutto sulla non violenza: quella vegana e vegetariana.
Riconducendo cosi, agli occhi del “grande pubblico” (che già fatica ad accettare il vegetarianesimo/veganesimo all’interno della società)  il loro operato non ad un’azione di giustizia, ma alla commissione di reati anche di una certa gravità. Reati ed azioni violente, davanti alle quali, ogni “vero” animalista, pacifista, vegetariano, vegano ma in primis ogni uomo essere razionale senziente, dotato di libero arbitrio e coscienza prova un senso di aberrazione e di disgusto.
Se la nonviolenza condanna e combatte innanzitutto la violenza degli oppressori, essa non deve utilizzare mezzi violenti per liberare gli oppressi.
La storia, si potrebbe replicare, è così piena di violenza che siamo talvolta tentati, di credere che quest’ultima sia innata nel cuore umano: parlare di nonviolenza sarebbe allora andate contro la legge stessa della natura. In realta  non è  la violenza che è inscritta nella natura umana, ma più precisamente un’aggressività, precisando che non necessariamente l’aggressività si debba manifestare con la violenza. L’aggressività è la capacità di combattere, una capacità di affermare se stessi per mezzo della quale io sono portato a rivendicare i miei diritti di fronte all’altro. Senza una sana aggressività non ci potrebbe essere né rispetto per se stessi, né amore per gli altri. Questa aggressività bisogna necessariamente disciplinarla, controllarla in modo che si manifesti attraverso altri mezzi, più costruttivi della violenza.
Deve quindi parlarsi di un’aggressività sana, una sorta di innesco che fa muovere le coscienze nel fare la “cosa giusta” e non nel del dare fuoco alle polveri. Muoversi, protestare, dare voce a chi non ne ha la possibilità di farlo, far sentire la propria voce non urlando contro, ma con silenziosi ed efficaci gesti, protestare si ma non calpestare!
Questi atti sconsiderati, queste minacce, questi episodi violenti all’interno di un mondo animalista (che ribadiamo ancora una volta dovrebbe avere come comun denominatore l’essere non violento) non fanno altro che confermare quanto affermato da Silo in occasione del decimo Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace nel 2009 ovvero che “È chiaro che ancora non si è installata l’idea né la sensibilità capace di provocare un ripudio profondo ed una ripugnanza morale che ci allontani dalle mostruosità della violenza nei suoi differenti livelli“.
L’aspetto che maggiormente ferisce chi legge le cronache quotidiane è che questi atti violenti, più e più volte vengono perpetrate da gruppi che si definiscono vegan, animalisti ma che pare abbiano dimenticato il vero significato di questo concetto etico, diventando aguzzini essi stessi, instaurando un clima di terrore violento, un mondo paradossalmente specista e razzista.
La violenza non è mai giustificabile e soprattutto non porta alcun cambiamento reale, ma anzi allontana il giorno nel quale una maggior consapevolezza verso i diritti alla vita di ogni essere vivente avranno le radici realmente profonde nella nostra società (Sauro Martella)
La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.(Isaac Asimov)
(Foto di fidanovska su Flickr)

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    conoscete il prof. piero giorgi? dopo un lungo periodo insegnando all’universita’ in new zeland si è ritirato in un ex monastero a gargnano sul garda dove porta avanti i suoi progetti e i suoi studi sulla non violenza. a parte le cose operative che sta facendo (ad es. un master all’università di bs sulla non-violenza) basandosi su dati scientifici genetici, neurologici, etc., ha pubblicato uno studio in cui afferma che L’UOMO X SUA NATURA NON E’ VIOLENTO! …e questo basti ad incuriosirvi e a contattare questa realtà che certo potrà meglio sostenere la ns. causa. grazie giampietro.

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      Salve, stò scrivendo la mia tesi sull’India ai tempi dell’imperialismo britannico, e vorrei dedicarne una buona parte agli insegnamenti di Gandhi e di Tagore sulla non-violenza come metodo inspirato dai grandi Maestri per far fronte allo smantellamento dell’imperialismo occidentale.
      Vorrei sapere se potrebbe interessare il Professor Giorgi e se potrebbe darmi qualche buono spunto sulla situazione in India a quei tempi, visto che la maggior parte della letteratura storica sull’impero britannico che ho trovato fino ad oggi è stata scritta da autori quasi solo occidentali. M’interessa molto ciò che riguarda le sorti delle minranze etniche in seguito all’immigrazione massiccia avvenuta con l’ arrivo degli inglesi, ma anche e soprattutto il perché gli inglesi abbiano distrutto tutte le istituzioni in cui veniva insegnata la medicina e la spiritualità Ayurvedica, togliendo al mondo una conoscenza così vasta utile ed etica a tutt noi…
      La ringrazio per la sua attenzione, e spero di ricevere sue notizie, augurandole una buona domenica.
      Mariella

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      Studiare il senso della non violenza e ritirarsi dalla vita avrà senz’altro il suo significato,ma c’e anche tanto da fare nel quotidiano e talvolta ci si deve anche sporcare le mani.Di fronte alle quotidiane violenze sugli animali talvolta la lotta a carta bollata non serve.e’ lenta.Togliere un animale dal suo torturatore anche con dei mezzi illegali ha una giustificazione in se.il fine giustifica i mezzi.Anche Green Hill in qualche modo insegna!

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    Sauro Martella 19 Agosto 2012, 3:39 pm

    Interessante segnalazione Tirtha… Grazie…
    🙂

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  3. Usare ogni forma di violenza per qualsiasi scopo è sempre un atto grave. Ed inutile anche. Vederla usare da chi dovrebbe portare alta la bandiera della non violenza nella difesa dei diritti degli animali è per me un fatto di una gravità enorme. Non solo si infrangono le regole basilari del vivere civilmente innsocietà, ma si passa anche dalla parte del torto. Nello specifico mi riferisco soprattutto alla violenza verbale, quella che ho visto e sentito usare purtroppo troppo spesso da molti che si definiscono ” animalisti” ma che in concreto non fanno il bene degli animali. Comportandosi in maniera scorretta e maleducata nei confronti di chi animalista non è, di chi mangia carne, di chi ha fatto scelte diverse dalle nostre, non potremmo mai arrivare a nessuno e da nessuna parte.
    Gli estremismi non fanno mai del bene, e se anche si ottenessero dei risultati con la violenza, non sarebbero mai risultati duraturi. Questo atteggiamento fa male al mondo vegan, fa male ai nostri amici animali che hanno bisogno del nostro atteggiamento positivo!

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    leonardo ciolli 20 Agosto 2012, 12:39 pm

    ..sono completamente in accordo con Laura, il fine non può giustificare nessun tipo di mezzo, perchè dal momento che lo fa, il fine stesso viene perso, e ci concentriamo sul mezzo.
    Le battaglie sono giuste e sacrosante, fino a quando sono condotte, nell’ ambito dei valori, ai quali diamo importanza. Fuori da questo contesto, per quanto mi riguarda, sono inaccettabili tutte le forme di violenza e di fanatismo, in tutti i campi, non escluso quello delle scelte animaliste e vegane.

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    Andrea Gaspardo 20 Agosto 2012, 12:56 pm

    Ieri alla Sagra degli Osei di Sacile, oltre al turpiloquio, gli insulti verbali e alle illazioni troppo scontate a tema sessuale si sono registrati parecchi episodi di minacce verso gli attivisti e verso i manifestanti. Dimostrazioni di forza di gruppo con delegazioni di corpulenti amanti della natura hanno fronteggiato i gruppi animalisti in piazza o hanno isolato gli attivisti, minacciandoli apertamente di picchiarli (ci sono anche delle registrazioni vocali a testimoniarlo).
    Oltre a questo, che in una società civile dove ancora vi è l’illusione della libertà di espressione e dove non è possibile sospettare che qualcuno pensi di adonestarsi il lusso di minacciare pubblicamente qualcuno (bersagli troppo facili i minuti animalisti vegani, in evidente svantaggio fisico) ci sono stati una serie di episodi pesanti, stucchevoli e vergognosi. Vergognosi sia per i protagonisti, che per la città che li ospita e che continuerà ad ospitare, così come nell’intento delle parti organizzatrici che vedono nella contestazione animalista solo un malessere verso le legiferazioni correnti e non il messaggio etico e sociale che desidera far conoscere. È scandaloso da togliere il fiato apprendere che le aggressioni fisiche da parte degli espositori – una delle quali, per mano di un venditore di galline, è stata repentina e così parossisticamente violenta da non permettere all’attivista nemmeno di sfuggirne e dalla quale è stata tolta per mano dei compagni – sono state perpetrate verso le donne.
    Una, coperta di vermi destinati all’alimentazione degli insettivori, un’altra braccata per toglierle la telecamera dalle mani, sotto l’incitamento della moglie (sic!), una fronteggiata mentre era sola, con dei bastoni e minacciata di venir buttata nel Livenza, per essere solo presente all’allestimento della gara canora dell’alba, portando un cartellone con la scritta “Lasciateli liberi”.
    Non ci si sorprende più di nulla? Se questi sedicenti amanti della natura, questi conservatori delle specie, questi cultori ornitologici trattano gli animali che detengono, come trattano gli altri – e soprattutto le donne – senza la minima coscienza – nemmeno quella di commettere un reato pubblicamente del quale poi si compiacciono con i colleghi – c’è davvero poco da star tranquilli e da creder loro. Soprattutto quando parlano di legalità del loro esercizio. Stiamo assistendo ad un processo involutivo della specie umana che si allontana senza voltarsi da qualsiasi valore di convivenza civile attenzione verso il prossimo, sia esso uomo, donna o animale. Eppure qualcuno c’è. Questi animalisti riescono a sopportare caldo, umiliazioni, ingiurie e aggressioni pur di difendere chi in questa scala è stato messo per ultimo. Fra gli amanti della natura dietro ai banconi e quelli davanti alle gabbie a cercare di portar sollievo alle bestie esposte al sole, in sovraffollamento, in stress espositivo, sembrano esserci generazioni di differenza, o anni luce.
    Andrea Gaspardo

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    Sauro Martella 20 Agosto 2012, 1:04 pm

    Ciao Andrea, questi ulteriori episodi di violenza sono (paradossalmente) un buon segnale… Il segnale che la protesta civile ha ormai toccato i nervi scoperti di chi di rispettare i diritti animali non ne vuole proprio sapere, realisticamente penso che il cambio generazionale sarà la vera chiave di volta per l’animalismo, come per la sparizione della caccia…
    Anche per questo è fondamentale che le azioni animaliste siano contraddistinte innanzitutto da caratteristiche di nonviolenza… Facciamo in modo che tutto quello che di buono viene costruito in ambito animalista, venda edificato su fondamenta etiche solide e durature…
    GoVegan!
    🙂

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    Massimo Fantauzzi 24 Agosto 2012, 12:29 pm

    “la violenza dei non violenti” => l’aggressività è una sfaccettature della violenza. E’ infantile se palese, altrimenti essa diventa un grande pericolo per il vivere insieme se mascherata da qualche cosa d’altro. Non può esistere violenza se manca l’aggressività, e trovo altrettanto fuorviane il cavillare semanticamente per dotare quel basso istinto di valore quasi etico. Capisco la Sua buona intenzione, ma se veramente si vuole ” … far muovere le coscienze nel fare la “cosa giusta” e non nel del dare fuoco alle polveri …” si deve puntare sulla VERITA’ E LE VIRTU’. Allora la violenza e l’inevitabile aggressività si combattono con, tra le altre cose con il CORAGGIO della VERITA’. Devo però accettare il concetto “umano”, e sottolineo “umano” che di fronte all’indifferenza dei più, forse è meglio un moto di rabbia e di denuncia, ma di aggressività … NO. Cordiali saluti.

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