Lezioni di grammatica vegana. Che lingua parlano i medici? Abano e il Be4eat

Immagini "rubate" all'obiettivo: il prof. T. Colin Campbell con Renata Balducci al Be4eat di Abano

di Stefania Piazzo – Si legge vegano ma si pronuncia anche alimentazione vegetale-integrale?  Vediamo. C’è chi distingue e chi no, chi separa la cucina dall’etica, chi pone su due piani diversi il linguaggio che usa la medicina quando propone un’alternativa alla tradizione, e prende la strada elegante del linguaggio politicamente-scientificamente corretto della ricerca per dire che non si mangiano proteine animali e  alimenti raffinati. Tutto chiaro! Anche perché si può mangiare vegano, e male, senza equilibrio. Vero, tutto chiaro anche qui.

Ma c’è anche chi non ha riserve di linguaggio nel campo medico, nell’abbracciare nel termine vegano tutto quanto esclude l’uso e l’abuso della vita animale. L’una cosa, difendere la vita, per salvarne altre, non esclude l’altra.

Non se ne fa quindi una differenza semantica, scientifica per specificare la qualità dell’alimentazione, perché dire vegano abbraccia una direzione di marcia.

Non è forse vero che  se mangio vegano, o vegetale-integrale, salvo la mia salute? E non è forse vero, ancora, che se mangio vegano, o vegetale-integrale, salvo anche quella di milioni, miliardi di animali?

Dove sta la differenza, allora? Forse l’equilibrio sta tutto qui, nel comprendere il nesso profondo e, sia concesso, salvifico, che abbraccia questa scelta a doppio binario. Non a senso unico. Non ci si salva mai da soli, così pare.

La riflessione viene spontanea dopo aver ascoltato al recente congresso di Abano Terme del Be4eat, i diversi relatori, medici, e non solo, che si sono alternati nella tre giorni con il professor T.Colin Campbell.

Il contesto. Non era una convention tra animalisti, non era un’assemblea di vegani, è stata una appassionata sessione di medici e scienziati a confronto, con le testimonianze e le esperienze di chi cambiando stile di vita alimentare ha ripreso a vivere.

C’erano più voci a confronto, a rappresentare la scelta etica del vivere vegano c’era AssoVegan, con la presidente Renata Balducci – intervenuta nel dibattito sul ruolo dell’informazione –  e VeganOK Network; di più, tra i   molti intervenuti erano presenti nomi di esperti e specialisti appartenenti al comitato scientifico dell’Associazione Vegani Italiani Onlus.

Alimenti come farmaci? Sì, anche. La natura così chiude il cerchio della vita, si torna da dove si è arrivati e il fatto che sia la scienza a riflettere su questa evoluzione dell’uomo che torna sui suoi passi, è una delle più grandi rivoluzioni della medicina del terzo millennio. Esiste anche questa categoria di medici senza frontiere, medici senza timore di rompere il muro del suono e di togliere a Narciso, la scienza ufficiale, la dittatura della parola, riducendo gli altri a Eco ingabbiata. Sappiamo però che fine fece Narciso, dopo tutti i danni fatti alla storia e alla letteratura, cioè l’aver fatto declinare la grammatica ad uso e consumo di un solo genere, escludendone “il più debole”.

Il linguaggio da sempre è un messaggio  di pacificazione o di guerra, la difesa di un territorio e quindi di un interesse, la supremazia di un controllo oppure un segnale di resa. Oppure di condivisione e socialità. Preferiamo quest’ultima declinazione.

Come nel mondo animale, e direi dal mondo animale, abbiamo acquisito nel dna della comunicazione  i messaggi calmanti del linguaggio. E ogni modo di porsi passa attraverso questa sensibilità direi ancestrale, antica e profonda. Annusare, fiutare, ascoltare, drizzare le orecchie, vigilare, incuriosirsi e sintetizzare con un messaggio.
Ad Abano i medici italiani, quasi tutti, non hanno parlato di dieta vegana. Ad Abano, nel corso dei collegamenti, i medici stranieri, hanno parlato di dieta vegana. La comunità scientifica però arriva alle stesse conclusioni: quella è la via del benessere. Ma la vita non è una beauty farm, è anche consapevolezza di una scelta, e le scelte, dopo il primo step della lotta per la sopravvivenza, hanno bisogno di essere riempite di significato. Perché, appunto, salvando me stesso, ho salvato anche il resto del mondo.
Di recente, un insigne costituzionalista, sul Corriere della Sera, Michele Ainis, ha detto che il nostro Paese oscilla più di altri su questo piano inclinato. “È la nostra inclinazione nazionale”, afferma. Per dire una cosa, se ne dice un’altra, si usano modifiche verbali per introdurre un cambiamento senza troppo menzionarlo. Forse, all’estero, non si fanno di questi problemi. Hanno superato quella fase di gestazione per cui si può evitare di dire che una donna “è sempre leggermente incinta”.

 

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