Povertà, Ricchezza e Felicità

Se chi si è appena trasferito in un appartamento di lusso al centesimo piano di un palazzo meraviglioso non è per niente felice, finirà per cercare un’altra cosa soltanto: una finestra da cui gettarsi !
Dalai Lama.

Vediamo prima di tutto cosa significa essere poveri: essere poveri non identifica una condizione economica ben precisa ma bensì due, nelle società opulente c’è la povertà relativa mentre, in quella sottosviluppate, c’è la povertà assoluta. I poveri relativi sono coloro che hanno un reddito che è la metà della media di quel Paese, mentre i poveri assoluti sono invece quelle persone che non possono comprarsi a sufficienza i beni primari (coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno o poco più).

Essere in una condizione economica vantaggiosa, almeno nella società occidentale, è certamente importante, visto che buona parte dei beni necessari è indispensabile acquistarli ma, allo stesso tempo, è opportuno non focalizzarsi eccessivamente su questa credenza in quanto a parità di introiti, se si opta per l’auto-produzione, le necessità economiche si riducono notevolmente, senza per altro ledere in alcun modo il benessere generale, anzi. Allo stesso tempo è opportuno essere consapevoli che l’auto-produzione non è applicabile a tutto (come ad esempio i farmaci) ma certamente ad una buona fetta di beni e servizi che utilizziamo.
Tuttavia, posto di essere tra i fortunati, è ormai assodato che una condizione economica favorevole non garantisce una vita felice. Se si possiede denaro a sufficienza ma si è carenti di altri elementi fondamentali quali la salute, i rapporti sociali e la sicurezza, è molto improbabile che si riesca ad essere soddisfatti appieno. Altrimenti non si spiegherebbe come mai un’altissima percentuale di ricchi faccia uso di psicofarmaci e/o droghe, mentre in paesi estremamente poveri, come alcune zone dell’India, si vedono visi pieni di gioia, pur essendo carenti in sicurezza, salute e denaro ma tuttavia ricchi in legami sociali.
Con l’aumentare della disponibilità economica si può comprare una casa più decorosa, una macchina più grande ma rimaniamo sempre e solo noi a viverci dentro e se siamo cupi, tristi lo saremo tanto nella casa piccola, tanto in quella grande (o forse ancor più in quella grande !).
Inoltre utilizzare i soldi, come mezzo alla felicità, vincola lo stato d’essere ad essi (ne diventiamo schiavi) e, allo stesso tempo, se la “fortuna economica” dovesse venire a mancare, si perde l’ancora principale che sorregge la vita.
Il desiderio avido di soldi (come tutti i desideri avidi) è “purtroppo” senza fondo: più ne abbiamo e più ne vorremo avere. Oltre tutto il desiderio incolmabile di denaro, pur riuscendolo a placare sporadicamente, superata una certa soglia di ricchezza la soddisfazione cessa di crescere (paradosso di Easterlin).

Questi racconti, molto illuminanti, sono tratti dal libro “L’arte delle felicità di Howard Cutler: un dialogo con il Dalai Lama”.
Due anni fa una mia amica ebbe un inaspettato colpo di fortuna, diciotto mesi prima di quel lieto momento, aveva lasciato il suo impiego da infermiera per andare a lavorare in un piccolo centro sanitario fondato da due suoi amici. Il centro prosperò in maniera incredibile e nel giro di un anno e mezzo fu rilevato da una grande conglomerata per una somma enorme. Poiché fin dall’inizio era entrata nella nuova struttura come socia, dopo l’acquisizione si ritrovò con così tanti diritti di opzione, che se ne andò in pensione…aveva solo trentadue anni…La vidi non molto tempo dopo, e le chiesi se si stava godendo il tempo libero…”bhè”, disse “è fantastico poter viaggiare e fare tutte le cose che ho sempre desiderato fare. Ma è strano: dopo il primo grande entusiasmo per aver guadagnato tanti soldi, oggi, in un certo senso, sono ritornata alla normalità; è vero che le cose sono diverse, perché mi sono comprata una casa nuova e via dicendo, ma nel complesso non credo di essere più felice di prima.
Quasi nello stesso periodo in cui lei si era ritrovata ricca per quel colpo di fortuna, un mio amico, suo coetaneo, scoprì di essere sieropositivo “è chiaro che all’inizio è stato un colpo durissimo” mi disse quando parlammo del modo in cui aveva affrontato la sua condizione “mi ci sono voluti mesi solo per accettare l’idea di aver contratto il virus, ma nel corso di quest’ultimo anno le cose sono cambiate. Mi sembra di ricavare da ciascun giorno più di quando avessi mai ricavato in precedenza, e in questo mio vivere alla giornata mi sento più felice di quando fossi mai stato prima”. Mi sembra di apprezzare tutto di più a ogni momento che passa: sono contento di non avere ancora avuto gravi sintomi di AIDS conclamata e di poter gustare fino in fondo le cose che ho. E anche se preferirei non aver contratto il virus, devo ammettere che questa condizione ha impresso in un certo senso alla mia vita delle svolte “positive” “quali?” chiesi: “Bè”, saprai per esempio che sono sempre stato un incallito materialista. Ma in quest’ultimo anno, il dover realizzare ed accettare la mia natura mortale mi ha disvelato un mondo nuovo. Per la prima volta nella vita ho cominciato a esplorare la spiritualità, a leggere libri sul tema e a parlare con persone… E ho scoperto in questo modo tante cose su cui prima non avrei mai pensato di riflettere. Mi riempie di entusiasmo anche il solo alzarmi la mattina, il solo aspettare quello che mi porterà la giornata.
In conclusione non è indispensabile aspirare ad arricchirsi sempre di più, quando disponiamo già di quello che ci serve per vivere agiatamente. Il miraggio della ricchezza ci sottrae il tempo per godersi la bellezza di ciò che realmente conta e non ci permette di domandarci una cosa fondamentale, ovvero cosa vogliamo fare nella nostra vita e, una volta trovata la risposta, pensare a come realizzarla.
Inoltre l’aspirazione ossessiva ad arricchirsi ci fa vivere in una situazione di continua speranza di una futuro prossimo ideale che però non si realizza mai oppure, posto che si riesca a realizzare, la soddisfazione si consuma come la neve al sole rendendoci nuovamente, trascorso un po’ di tempo, schiavi di un nuovo desiderio.
Fonte immagine auto. http://www.golook.it/motori/1471-mercedes-c63-amg-in-oro-trovata-a-dubai
Fonte immagine bambini. http://www.perlapace.it/index.php?id_article=1549

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  1. leonardo ciolli 10 Giugno 2011, 11:28 pm

    …veramente un articolo molto bello che affronta un tema ed un tabù, quello della ricchezza spesso mistificato e frainteso da molte persone…
    ..unico neo: volevo fare un articolo simile : ) ..
    sono contento cmq di condividere queste idee…

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    • Anche a me è piaciuto molto questo articolo, molte persone anche possono condividerle questo idee, ma poi ci si fa prendere dalla quotidianità e dalla fretta e ci dimentichiamo.
      Quindi è bene prendersi il tempo, fermersi a riflettere leggendo proprio queste righe che qualcuno si è preso la briga di scrivere per noi: grazie Aldo!
      Leonardo, anch’io volevo scrivere qualcosa di simile e lo farò, e se anche tu scriverai un articolo al soggetto sarà sicuramente diverso, magari non lo pubblichiamo domani, ma fra un mese: ogni contributo è interessante perché ci mostrerà comunque un ulteriore aspetto di sia dell’argomento che di chi ce ne scrive. Ti esorto a non abbandonare l’idea! 😉

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  2. Leonardo,
    mi fa piacere che condividi questo articolo. Questo e molti altri argomenti li condividiamo tutti consapevolmente ma spesso incosapevolmente. Il più grande problema che c’è nella società attuale sta nel fatto che non mettiamo più in discussione l’ovvio. Certe cose che non hanno alcuna logica, come appunto l’aspirazione ad arricchirsi convinti di un fututo ideale che non esiste, si evita semplicemente di domadarsene il senso: non si cerca quest’ultimo ma besì si evita semplimente di farsi la domanda. Oppure ci si rifugia nel fatto che tanto “così fan tutti” e quindi è giusto, quando palesemente non è così.
    Verissimo anche quello che dice Barbara, la fretta, le scadenze, il pensiero ossessivo che dobbiamo in qualche modo “fare qualcosa” corrompe anche coloro che non condividono certi comportamenti ma purtroppo l’equilibrio mentale che ci permette di rimanere saldi alle nostre convizioni è precario di fronte alle sfide della quodianetà. Ma non per questo bisogna abbandonarsi ad esse ma al contrario allenare la capacità di affrontarle con successo.
    Come disse Friedrich Wilhelm Nietzsche “ciò che non mi uccide, mi fortifica” 😀

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  3. Ciao Aldo, ciao a tutti!
    veramente bello l’articolo , davvero ti ringrazio e ringrazio chi ha commentato per le riflessioni !
    scopro che tante persone si fanno le mie domande ( in modo un po’ più “colto ” magari ahahah…)
    avevo già letto il racconto del ragazzo sieropositivo….è terrificante come a volte solo cose così gravi possano farci vedere quello che abbiamo davanti agli occhi sempre…
    sono anche d’accordo con Barbara che purtroppo non vivendo in India abbiamo delle circostanze contingenti , inutili al nostro fine di realizzazione umana , ma obbligatorie…a volte mi chiedo che senso ha stare in ufficio 10 ore al giorno, mi dico che sto facendo cose inutili e futili …vorrei pensare che il denaro non sia così importante, e ne sono convinta, poi magari il giorno dopo mi prende l’angoscia per le bollette, l’assicurazione dell’auto, l’affitto…e a volte sono contenta di poter uscire a cena con amici e fare che so un week end sulle piste da sci (costosissimo!!) e cado nel paradosso dell ‘importanza del denaro….forse questo è un po’ quello che dice Aldo sul fatto di affrontare le sfide della quotidianità ?

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    • Ciao a tutti,
      complimenti per l’articolo, che condivido in pieno. Condivido anche il commento di Frankie, mi sento intrappolata dal ritmo e dalle “condizioni” imposte dalla nostra società, senza riuscire ad uscire da questo vortice. Ma sono convinta che si possa fare dei piccoli passi e andare avanti sempre nella ricerca del vero ben-essere.

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      • ciao a tutti !
        ciao claudia
        bello sapere di non essere soli !!!!
        forse se noi ci poniamo il problema significa che siamo sulla buona strada????
        io da tempo tento di eliminare alcune cose ( per me ) superflue come andare dalla parrucchiera (tanto i miei capelli non beneficiano mai di nulla ), dall estetista vado solo x cose essenzialissime, non stiro quasi nulla, cerco che so di riutilizzare alcune cose e non buttarle come i sacchettini delle verdure, di fare delle cose a casa come che so pane o conserva di pomodoro…che è anche divertente! a volte sento che però questo non basta….chissà un giorno ci arriverà “una chiamata” ahahahah

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  4. ciaoooo! siamo in tanti ad essere di questo parere! sono del M.D.F.=movimento per la decrescita felice, lo conocete? a sommi capi i nostri concetti base sono proprio quelli dell’articolo.Vi invito a Genova il 5 luglio alle 20.45 , alle “manifatture tabacchi” di Sestri Ponente, ci sarà conferenza di Latouche un economista che presenterà il suo nuovo libro, perchè è giusto trasformare le emozioni in impegno per combattere le tre I : instabilità,iniquità,inquinamento ed aggiungo, infelicità….felice sole a tutti,lidia

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    • ciao Lidia !
      conosco il movimento della decrescita felice! e ho sentito Latouche quest’inverno in un circolo arci qui vicino e dopo pochi mesi anche il padre della decrescita italiana Maurzio Pallante….entrambi gli incontri sono stati emozionantissimi….dopo esci e dici ” e allora che faccio???”
      ti sembra che tutto cio’ di cui sei preoccupato sino ad ora sia poi estremamente trascurabile ….
      io sono un po’ lontana x un infrasettimanale ma se qcuno abita nelle vicinanze …andate all ‘incontro a Genova!!

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  5. L’articolo mi è piaciuto tanto e anche le tue considerazioni ma nello stesso tempo devo ammettere che anche vivere senza soldi non è gran chè. Oggi tutto costa e molto ma non ti parlo di extra ma di ciò che è necessario. Io credo molto nel biologico ma non mi posso permettere tutto se no non arriverei alla fin e del mese. Io credo che la verità sta nel mezzo ….i soldi non danno la felicità sono veramente convinta di questo e io e mio marito abbiamo impostato la nostra vita con questo concetto ma quando non stai bene e devi andare daì dottori e pagarli 140 euro a botta forse un pò di soldi in più non mi dispiacerebbe!

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  6. cara violetta,ciò a cui facciamo riferimento io e frankie non è vivere senza soldi, ma un nuovo modo di gestione di essi, perseguiamo e studiamo la possibilità di realizzazione di una nuova economia, basata su un migliore uso del territorio,sia il cementificato che quello agricolo,su una vendita di beni di consumo il più possibile a Km zero,su un’alimentazione a base di prodotti di stagione,su un utilizzo di energie rinnovabili,….sulla ricerca a fini ecologici di nuovi materiali e tecnologie…, ma soprattutto su un’ecologia della mente, che ci considera ospiti di questo pianeta e non i suoi padroni, che considera le speculazioni di ogni genere una mancanza di rispetto oltre che verso gli altri, verso la nostra dignità……. scusate non volevo dilungarmi ma mi ha preso la mano…. ciaooooooo lidia

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  7. Articolo interessante. Purtroppo è vero oggi non possiamo fare a meno di comprare, ma abbiamo ancora un buon margine di beni che possiamo autoprodurre, meglio ancora se in ambito alimentare. Come molti miei coetanei rientro nella definizione di “povertà relativa” e non me ne cruccio, anzi sto cercando di trasformare la mia vita semplificandola sotto molti punti di vista, dal lavoro al consumo, passando per l’autoproduzione e per dei ritmi di vita più umani. Forse è davvero arrivato il momento di rallentare ed iniziare a pensare ad un altro stile di vita.

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  8. Corcordo pienamente Tera, i lontani anni del boom economico non torneranno più, come è giusto che sia, e questo periodo dovrebbe aiutarci a capire il vero senso della vita, ovvero vivere con il necessario e meglio. Tralasciando l’ossesione nell’arricchirsi per circondarsi di problemi, superfluo e ingiustizie.

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