Sabina Bietolini: bambini e dieta vegan, chi la respinge è indietro di 25 anni

La nutrizionista Sabina Bietolini: la dieta vegan non ha etàDa nicchia a fenomeno di massa: tutti pazzi per la dieta vegana? Crescono gli eventi sul territorio, fiere, feste, libri, riviste, social network, incontri e corsi di cucina. Quale è stato l’elemento detonatore di questa impennata alimentare verso le proteine vegetali? Ne parliamo con Sabina Bietolini, biologa nutrizionista, dottore di ricerca in Scienze della Salute, cofondatrice di Prometeo, il primo centro in Italia che unisce medicina, nutrizione e cultura vegan e cofondatrice della SIPEF, Società Italiana di Pediatria Funzionale, Membro del Comitato Scientifico di Associazione Vegani Italiani Onlus, Docente nei percorsi formativi per Farmacie VeganOK, Coordinatrice del progetto VeganOK di formazione per professionisti della salute, Rappresentante Associazione Vegani Italiani Onlus al tavolo di confronto a Bruxelles di tutte le organizzazioni vegan d’Europa.

“Difficile a dirsi – spiega a Promiseland -, ci penso spesso e mi sembra sempre un sogno. Credo che in Italia sia stata fondamentale la serie di interviste di un seguitissimo programma serale su tumori e dieta vegetale. Personalmente l’impennata l’ho percepita in quel periodo ed è poi stata un’onda crescente”.
Chi diventa vegano, lo resta per sempre? Una volta cambiato regime alimentare, si torna  indietro o non si cambia più? Nel servizio di recente pubblicato su Repubblica, nel finale si legge che…”tanto si può sempre tornare indietro”. Battuta, provocazione o approccio errato che considera tutto una moda?
“La scelta di modificare la propria dieta è del tutto personale e come tale ognuno vivrà il cambiamento con profondità, motivazioni e convinzioni diverse. Senza dubbio qualcuno abbandonerà la dieta vegan nel tempo, ma ciò accade ogniqualvolta si parla di scelte: si può cambiare idea. Ma è anche vero che quando si approfondiscono le ragioni etiche, salutistiche ed ecologiche alla base del vivere vegan diventa poi difficile tornare indietro perché si deve tornare ad accettare di uccidere esseri indifesi senza motivo, di farli vivere una vita di prigionia e sofferenza per soddisfare il palato, di contribuire, attraverso gli allevamenti intensivi, all’inquinamento ambientale e all’incremento dei gas serra, al consumo d’acqua per produrre carne anziché per dissetare le persone e ad affamare i popoli meno fortunati di noi, sempre e solo per il gusto di una bistecca. Quando si diventa consapevoli di tutto questo un’iniziale scelta “guidata dalla moda” diventa crescita interiore, consapevolezza civile e non si può più tornare ad essere complici di così tanta violenza, mi permetta, un tantino primitiva”.
Cibo e salute. Qual è l’identikit del paziente che si rivolge a lei? Perché cercano un nutrizionista? Per perdere peso, per curarsi, per disintossicarsi, per una scelta etica? 
“In realtà, persone che cercano solo il dimagrimento sono ben rare da me, piuttosto sono molto frequenti mamme in gravidanza, allattamento e soprattutto svezzamento. Inoltre, una buona parte dei pazienti che si rivolge a me è affetta da patologie tumorali e cerca un’alimentazione che aiuti a combattere la malattia, sostenga durante i trattamenti farmacologici e prevenga recidive. Ci sono poi molte persone vegan o che lo vogliono diventare ed è per me sempre un grande onore e piacere poter affiancare le persone nel percorso vegan, considerando i grandi vantaggi che ne derivano per la propria salute, quella degli animali e dell’ambiente”.
E qual è il profilo del vegano, oggi? E’ un fenomeno trasversale, intergenerazionale?
“Decisamente trasversale e intergenerazionale. Ho pazienti vegan persino di 75 anni ed anche pazienti che sono vegan già nella pancia della mamma, nascono splendidi e in salute e tali rimangono, continuando a nutrirsi vegan, con allattamento e svezzamento”.
Dieta vegana. Per tutte le età? La classica battuta è: “Se non mangi carne, ti ammali!”. Lei lo crede?
“La carne non è assolutamente una necessità fisiologica, ma culturale. Nel mio lavoro sarebbe davvero molto errato “credere” in qualcosa, anziché cercarne le evidenze scientifiche. Sono ormai circa 30 anni che si susseguono incessantemente e a ritmo crescente le pubblicazioni scientifiche che attestano i vantaggi ed i benefici di una dieta a base vegetale. Non serve “credere” bisogna documentarsi. Qualsiasi professionista dovrebbe farlo, pur restando libero di scegliere per sé la dieta che vuole, ma non dovrebbe criminalizzare, disincentivare, osteggiare la scelta vegan dei pazienti, perché così facendo dimostra di non dedicare il dovuto tempo all’obbligatorio aggiornamento professionale.
Un’alimentazione a base vegetale è da anni ritenuta nutrizionalmente valida. Esistono infatti posizioni importanti in tal senso, da parte della comunità scientifica americana, in particolare, sia dell’Accademia Americana di Pediatria che dell’Associazione Americana di Dietetica e Nutrizione (peraltro quest’ultima è la più grande al mondo per iscritti), le quali affermano e confermano la validità della dieta a base vegetale sia per bambini che per adulti, in qualsiasi condizione fisiopatologica, a partire dal preconcepimento, appropriata per tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusi gravidanza e allattamento, peraltro adatta anche agli sportivi, ovviamente se ben pianificata.
Tali posizioni sono così consolidate che l’associazione americana di dietetica e nutrizione ha pubblicato la propria position paper per la prima volta nel 1987, riaffermandola ogni 5 anni. Eppure in Italia moltissimi medici e nutrizionisti ritengono ancora che la scelta vegan non sia compatibile con gravidanza, svezzamento, età scolare, sport o patologie croniche. E ciò è a dir poco sconcertante: professionisti rimasti indietro nell’aggiornamento di oltre 25 anni!!!”.
La cronaca sbatte il vegan in prima pagina, con recenti gravi episodi di minori in ospedale per le diete improvvisate dei genitori. Ma basta dire che non davano carne al figlio per scatenare campagne contro la dieta vegana. Cosa sta accadendo in realtà? E come giudica, in base alle sue esperienze, l’approccio della stampa?
“Nell’esperienza del nostro gruppo di lavoro, i bimbi vegan sono sani, forti e non si ammalano, quindi esattamente il contrario di quanto viene terroristicamente propagandato dai giornali. Abbiamo centinaia di bimbi vegan in perfetta salute, seppure c’è da dire che i genitori non si avventurano nel fai-da-te, ma si affidano a me ed ai pediatri con cui collaboro, seguendo le mie indicazioni alimentari sia in gravidanza, che in allattamento ed ancor più nello svezzamento. Credo che sarebbe invece necessario mettere in prima pagina quei professionisti che rifiutano l’assistenza ai genitori vegan, abbandonandoli in balia di esperti improvvisati, chiacchiere di internet e youtube, privando i pazienti di una dovuta assistenza. E qualora non siano preparati dovrebbero sentirsi l’obbligo professionale e morale di cercare professionisti seri e competenti in materia di alimentazione vegan e direzionarvi i pazienti. Dato che questo non accade, spesso i genitori, specie se non riescono a trovare un professionista affidabile che li segua, finiscono per far da soli. In questi casi l’unica responsabilità è del professionista, non del genitore. Se non vi fosse questo clima di caccia alle streghe, i genitori si sentirebbero molto più tranquilli a chiedere aiuto”.
Scuole, università, mense, ospedali…. L’alimentazione nel tempo cambia a seconda della domanda. E’ accaduto con l’aumento di utenti che non mangiano cibo occidentale e chiedono un certo tipo di carne. Il vegano ha diritto di chiedere uguale attenzione ad enti e strutture pubbliche?
“Di certo chi sceglie vegan ha pieno diritto di chiedere menu dedicati, anche in virtù del fatto che moltissime pietanze sono vegan nella cucina italiana o possono facilmente diventarlo. Ma di fatto, la difficoltà è proprio nel far accettare a chef ed utenti che togliere formaggio, carne ed affettati significa migliorare la propria alimentazione, anche perché si è obbligati a scegliere materie prime di qualità dato che non si può giocare sui sapori usufruendo di saporite aggiunte di formaggi o insaccati. Ed è quindi senz’altro più complicato se lo chef non è bravo!”.
Cosa suggerisce a chi vuole intraprendere un nuovo percorso alimentare di tipo vegano?
“Suggerisco di informarsi molto, sia su internet che leggendo libri e poi rivolgersi ad un nutrizionista qualificato per riordinare le idee ed avere un punto di riferimento per dubbi o curiosità. Di fatto il mio lavoro è solo in minima parte a studio, in visita, la maggior parte si svolge al telefono, affiancando i pazienti nelle loro scelte, guidandoli nel fare la spesa, risolvendo i loro dubbi, spiegando le tante sciocchezze che vengono scritte nel web”.
Sempre più grandi industrie e piccole imprese cercano la certificazione di qualità vegana. Il mercato può “sdoganare” e aprire un varco. Sta cambiando la società, con tempi in questo settore davvero accelerati. E’ solo convenienza?
“Da parte del mercato lo è senz’altro, ma a noi non interessa, va benissimo anche se è solo convenienza. L’importante è che ci sia richiesta ed offerta. Se c’è l’offerta possiamo anche sperare che le tante mamme che ritengono di nutrire i propri figli con merendine a scuola e pasta in bianco, fettina e patate fritte pranzo e cena (con il beneplacito della stampa e dei pediatri…. tanto l’importante è che non si parli di vegan!), forse inizieranno a variare dieta, aiutando così i propri figli a diminuire le probabilità di trovarsi un giorno fra il numero di obesi, oppure malati di qualsivoglia patologia cronica. Del resto l’Italia ha dei tristi primati europei in obesità ed oncologia entrambi pediatrici. Se aumenta la scelta vegan nei negozi, considerando le numerose evidenze scientifiche degli effetti positivi di una dieta vegan sulla salute, aumentiamo anche le possibilità dei bambini di avere un futuro di salute”.
Un libro che un vegano o un lettore curioso dovrebbe sempre tenere sul comodino.
“The China Study. Un libro che ha aperto una breccia epocale verso un cambio di alimentazione non soltanto salutare, ma anche evoluto, sia in termini di consapevolezza che di contenuti nutrizionali. Ed ovviamente etici, cioè a vantaggio delle persone e degli animali”.
Qual è il piatto forte di Sabina Bietolini? E ha fatto fatica ad abbandonare la bistecca nel suo piatto?
“Ho due piatti preferiti, uno estivo, l’altro invernale, entrambi tanto semplici quanto nutrienti: per l’inverno, cavolini di Bruxelles stufati con tofu alla piastra e crema di sesamo, mentre per l’estate, peperoni gratinati ripieni di tofu, pinoli, erba cipollina, coriandolo macinato e pangrattato. Non ho fatto fatica ad abbandonare la bistecca perché ero un’appassionata di affettati. Quando ho scelto di “voltare pagina” ero molto giovane, era tanto tempo fa e non sapevo assolutamente cosa mangiare, dato che vivevo di insaccati e formaggi. Ma ricordo ancora che nel primo trimestre di cambio dieta, un giorno ero a casa da sola, ho aperto il frigo, ho trovato un pacchetto con fette di prosciutto acquistato dai miei genitori, l’ho aperto, annusato, chiuso gli occhi, pensato al maiale urlante ucciso per dare quelle fette, ho richiuso il pacchetto e non ho mai più avuto alcuna esitazione o debolezza”.
 
Intervista a cura di Stefania Piazzo

  1. Avatar
    Rosalba Pace 17 May 2019, 1:47 pm

    Molto interessante vorrei conoscere meglio la dieta vegana per la salute e per l’ambiente

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