Si torna a parlare di caccia

Si torna in questi giorni a parlare di caccia, e non in termini positivi per il nostro Paese e per gli animali selvatici.
Sterminata la fauna stanziale cacciabile, per rimpinguare i carnieri i 700mila cacciatori nostrani preparano l’assalto alla fauna protetta e a quella migratoria.

Nella XIII Commissione al Senato si è avviato l’esame di cinque proposte di legge tendenti a stravolgere l’attuale assetto normativo sulla caccia e deregolamentare l’esercizio venatorio. Testo base della discussione pare essere la proposta del senatore eletto in Lombardia Valerio Carrara (Pdl). Il testo prevede, tra l’altro: la depenalizzazione degli attuali reati di caccia in parchi e giardini pubblici; la legalizzazione della caccia da veicoli, aeromobili o barche o con l’ausilio di richiami registrati

Tutte modalità oggi vietate e penalmente perseguite; l’allungamento di 6 settimane della stagione venatoria, partendo dall’inizio di settembre e protraendola fino a febbraio; la possibilità di cacciare dopo il tramonto; 15 giornate di nomadismo venatorio su tutto il territorio italiano per cacciare gli uccelli migratori; l’ampliamento delle specie cacciabili, con l’inserimento di specie protette dalle norme europee (fringuello, storno, cormorano, peppola); la riduzione delle distanze di rispetto dai valichi alpini (da 1.000 a 200 metri).

Pare fin troppo poco definire la proposta del senatore Carrara come letale per la fauna selvatica, non solo nostrana. Contro tale proposta si sono levate indignate persino le voci di alcune associazioni venatorie, che hanno sottoscritto posizioni critiche insieme ad un cartello di associazioni ambientaliste. Ma dall’attacco al nostro depauperato patrimonio selvatico non si sono sottratte nemmeno alcune regioni come Lombardia, Veneto, Liguria, che hanno approvato forme di caccia a specie protette in deroga alle norme europee.

Il Governo, dopo avere impugnato alla Corte Costituzionale e fatto cassare la legge varata dalla Regione Liguria, amministrata dal Centrosinistra, ha dato invece il via libera alle analoghe e illegittime leggi della Lombardia e del Veneto, governate dal Centrodestra. Quello che pare più grave è che, oltre alla distruzione della fauna selvatica, gli avvenimenti di questi giorni hanno registrato una messa in discussione di alcune elementari regole democratiche. L’Italia è già stata più volte condannata dalla Corte di Giustizia europea per non avere rispettato il diritto comunitario in tema di caccia, e a tutti i contribuenti italiani, già provati dalle tasse e dalla congiuntura economica, saranno presto addebitati i costi delle salatissime sanzioni dell’Europa a causa delle politiche filo-venatorie di alcune regioni fuori legge avallate dal Governo. Tutto questo mentre sono già dieci le vittime umane per incidenti di caccia, dopo pochi giorni dall’apertura della stagione venatoria.

Per assecondare le richieste dei cacciatori pare necessario conculcare i più elementari diritti democratici, ma a questo gioco non si tira indietro nemmeno il Centrosinistra. In Piemonte, 60.000 cittadini nel 1987 avevano sottoscritto una richiesta di referendum per vietare la caccia a 37 specie selvatiche, per vietare la caccia la domenica e restituire il giorno festivo ai pacifici gitanti, per vietare la caccia sulla neve nei confronti di animali già provati dai rigori dell’inverno, per introdurre i limiti di carniere nelle aziende private di caccia.

La Regione per 21 anni ha impedito lo svolgimento del referendum. Oggi il Tribunale Civile dà ragione al Comitato promotore e decreta che il referendum si deve svolgere. Che fa la giunta di Mercedes Bresso? Cerca di impedire il voto popolare, sostenendo che la richiesta referendaria sarebbe già stata quindi recepita. In realtà, 26 delle 37 specie allora cacciabili lo sono ancora oggi. La domenica si spara a tutto spiano. La caccia sulla neve è un fatto ordinario e le aziende private non hanno limite di carniere.
Chi pensa che lo stato autoritario sia dietro l’angolo, si rassegni. Lo stato autoritario l’angolo lo ha già girato. La caccia lo ha solo ulteriormente evidenziato.

Roberto Piana ( Lac Piemonte)

Fonte:
Liberazione Animale – (23/10/2008 pag. 15)

www.liberazione.it

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News Inserita da Daria Mazzali Promiseland.it Redazione Italia

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