Squalo Mako, esemplare raro, ucciso dalle reti

L’ennesima vittima della pesca cosiddetta ‘accidentale’, che uccide non solo i pesci destinati all’alimentazione, ma anche mammiferi marini e specie rare e in via d’estinzione, come in questo caso.

Siamo a Catania ed un rarissimo esemplare di Squalo è stato ucciso dalle reti dei pescatori e Oipa Italia sta valutando di procedere in sede giudiziaria al fine di accertare i fatti e l’eventuale sussistenza di una responsabilità penale per l’uccisione dello Squalo che stava per essere venduto come pesce spada. Questa, una delle motivazioni che hanno significato l’intervento del Nucleo Carabinieri Cites e della Capitaneria di Porto che, a Catania, hanno sequestrato l’esemplare di Squalo Mako di 4 metri. Lo squalo, privo della testa e della pinna dorsale, stando a quanto emerso, sarebbe il medesimo esemplare che, pochi giorni fa, catturato accidentalemente dalle lenze di un peschereccio, era stato scaricato sulla banchina del porto di Ognina.

Sul Messaggero si legge che quella cattura e soprattutto quello sbarco così singolare, lo squalo era lungo 4 metri per 700 kg di peso, cui erano seguite infinite polemiche anche a seguito dei soliti selfie di dubbio gusto, avevano fatto discutere. Il Mako infatti, è tra le specie di Squali protette dalla Convenzione Internazionale Cites che lo ha catalogato tra gli animali a rischio estinzione.

Così, il rinvenimento dell’esemplare, una femmina, dentro una cella frigorifera di un commerciante di pesce all’ingrosso all’interno del MAAS di Catania, invece che al Museo di Storia Naturale di Comiso che lo avrebbe dovuto prendere in consegna, ha fatto  presupporre agli inquirenti che lo squalo sarebbe stato spacciato per pesce spada. Alla fine della operazione, l’uomo è stato denunciato, la carcassa dello squalo è stata sequestrata e la testa dello squalo è finita al museo, ad imperitura memoria.

Il presidente dell’Oipa Italia Massimo Comparotto dichiara:

Valutiamo se procedere in sede giudiziaria. Urgente ripensare le politiche della pesca

L’Oipa Italia sta valutando di procedere legalmente per accertare le responabilità dell’uccisione dello squalo mako (Isurus oxyrinchus), inserito nella Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) come endangered, cioè a rischio d’estinzione. L’esemplare, lungo circa quattro metri, è stato ucciso pochi giorni fa nel golfo di Catania con il ciancolo, una rete da circuizione.

E’ l’ennesima vittima della pesca cosiddetta ‘accidentale’, che uccide non solo i pesci destinati all’alimentazione, ma anche mammiferi marini e specie rare e in via d’estinzione, come in questo caso.

commenta il presidente dell’Oipa, Comparotto che continua:

Lo squalo mako, come altre specie marine a rischio, è in declino proprio a causa della pesca, oltre che per la distruzione degli habitat e dell’inquinamento. Secondo la Lista Rossa del Mediterraneo, almeno il 53% degli squali, delle razze e delle chimere originarie del nostro mare è a rischio estinzione. In un contesto dove la biodiversità è gravemente minacciata e sono considerate in pericolo 49 specie, tra cui il delfino comune, il capodoglio, la tartaruga Caretta caretta, anche loro spesso vittime delle reti da pesca, riteniamo che sia urgente ripensare le politiche della pesca. E questo anche considerando che le ‘reti fantasma’, quelle abbandonate nei mari, sono spesso i killer invisibili di tartarughe, grandi pesci e cetacei.

Confidiamo che vengano presi seri provvedimenti, la pesca è un grave danno al sistema marino.

  1. l’uomo riesce sempre a dare il peggio di sé stesso

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    Gian Maria Cavalieri 30 Maggio 2020, 12:21 pm

    Complimenti. Continuiamo pure a distruggere la biodiversità.

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