Stop agli allevamenti. Diamoci all’agricoltura!

Al centro del dibattito fra ambientalisti ed allevatori è attualmente il contenuto della trasmissione Report, andata in onda la sera del 13 aprile 2020. L’inchiesta renderebbe noto il legame tra allevamenti intensivi ed incremento delle polveri sottili, che favorirebbero la diffusione del nuovo Coronavirus. Promiseland auspica una svolta eco-sostenibile, che garantisca il benessere degli animali e della flora autoctona con l’invito alla zootecnia a riconvertire le loro attività a produzioni che non prevedano lo sfruttamento degli animali o la loro uccisione.

Il palinsesto della Rai torna a far discutere: a dividere ambientalisti e allevatori italiani questa volta è Report, trasmissione in onda su Rai Tre condotta da chi si è recentemente occupato dell’annoso problema dello spargimento dei liquami. Sembrerebbe che le deiezioni animali – prodotte in quantità sempre maggiori – contribuiscano in modo significativo all’incremento della densità di emissione dell’ammoniaca; proprio quest’ultima sarebbe decisiva per la formazione del particolato del PM10. In conclusione l’aumento esponenziale degli animali ospitati negli allevamenti concorrerebbe in modo non indifferente all’altissima concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria.

Per maggiori informazioni sul contenuto dell’inchiesta di Report, nonché sugli studi che suffragano le tesi del giornalista autore dell’indagine – Luca Chianca – rimandiamo all’articolo pubblicato di recente su Osservatorio VEGANOK Il legame tra allevamento intensivo, inquinamento e diffusione del COVID-19.

Le Associazioni Zootecniche non tardano a denunciare nuovamente l’informazione pubblica offerta dalla Rai. Difatti, dopo aver redatto una prima lettera secondo cui le trasmissioni Indovina chi viene a cena e Sapiens, un solo pianeta avrebbero diffuso “informazioni fuorvianti”, adesso è Report ad essere sotto accusa.

Non manca però il sostegno delle Associazione Animaliste, che difendono con vigore la veridicità di quanto divulgato. Sui social intervengono subito così:

La stessa posizione è assunta  dall’Associazione Vegani Italiani Onlus, che aveva già espresso il suo parere sulla precedente vicenda nel seguente articolo: Zootecnia e nuove, scomode realtà. Quando l’informazione fa paura.  In quella sede si invitava Zootecnia a rivedere se stessa piuttosto che difendere l’indifendibile, perché sono tantissime le ricerche scientifiche a sostegno di quanto affermato dalle inchieste televisive.

Cosa legherebbe il considerevole impatto ambientale alla diffusione del COVID-19?

È presto detto: studi condotti dalla Dottoressa Francesca Dominici – professoressa di biostatistica presso la Harvad T. H. Chan School of Public Health – dimostrerebbero che a livelli più elevati di polveri sottili corrisponderebbe un altrettanto elevato tasso di mortalità da nuovo Coronavirus.

Nonostante molte fra le ipotesi formulate dagli specialisti del settore riguardo al nesso fra COVID-19 ed inquinamento atmosferico siano ancora oggetto di studio, è indubbio che la presenza di un alto tasso di polveri sottili sia nocivo per chiunque. Esseri umani, flora e fauna di ogni ecosistema risentono da decenni dell’impatto ambientale degli allevamenti intensivi, cosi come attività industriali inquinanti che vanno riviste, pertanto un cambio di rotta è inevitabile. Ma se parlare di industrie può risultare davvero complesso, scegliere cosa mangiare è invece molto semplice. Servono quindi politiche governative che guidino il cambiamento delle abitudini alimentari e dei modelli di consumo del cittadino.

Da più parti si sostiene che una fra le soluzioni all’inquinamento degli allevamenti intensivi potrebbe essere quella di riportare gli animali al pascolo, come affermano i redattori di Foodheroes Magazine: in particolare si fa riferimento alla riproposizione della rotazione del pascolo, sperimentata in alcune fattorie degli USA e volta a garantire una concimazione naturale del terreno. Gli animali – bovini, ovini ed infine polli – potrebbero dunque nutrirsi di erbe spontanee ed insetti (nel caso delle galline), garantendo un’adeguata fertilizzazione e godendo tra l’altro di un ritrovato benessere.

Foto di un allevamento intensivo, estensivo.

Foto di un allevamento intensivo, estensivo visto dall’alto.

Foto di un allevamento intensivo, estensivo visto dall’alto, più ravvicinato, da poter notare l’inquinamento prodotto.

L’assoluta necessità di una rapida riconversione degli allevamenti è sostenuta anche da Milena Gabanelli – reporter ed autrice di diverse inchieste sul tema – che in un articolo comparso lo scorso febbraio su ilcorriere.it ha dichiarato che la gravità del danno ambientale al Pianeta sarebbe causata dagli ‹‹attuali modelli di produzione e consumo, che non sono più sostenibili››. Dopo aver analizzato con dovizia le condizioni in cui versa la Terra anche per via delle emissioni di gas serra da parte degli allevamenti intensivi (che rappresenterebbero il 15% di quelle riconducibili all’attività umana) si è interrogata su quale sia il cosiddetto punto di sostenibilità. Consapevole del bisogno di ‹‹mantenere l’occupazione dimezzando la produzione›› e rammentando che ‹‹nessuno ha voglia di trovarsi disoccupato per il bene del Pianeta›› ha quindi riproposto i suggerimenti formulati dalla FAO: la rimozione dei sussidi statali al settore zootecnico nei Paesi più sviluppati, la riconversione dei terreni deputati alla coltivazione massiva dei mangimi e l’elargizione di attrezzature idonee a quelle popolazioni che praticano un allevamento di sussistenza, affinché sia più profittevole.

Piccoli vitelli, strappati alle loro madri appena partoriti perché il latte della madre venga destinato al consumo umano. Le femmine saranno cresciute per diventare a loro volta “Mucche da latte” i maschi macellati molto presto perché così “la loro carne è più tenere”

Noi invece sosteniamo che la vera rivoluzione per l’umanità, in termini di salute e giustizia nei confronti della vita, sia DISMETTERE OGNI FORMA DI ALLEVAMENTO per riconvertire tutte quelle attività in aziende agricole così che nessuno abbia da perdere alcun posto di lavoro: non è questo che augurano gli animalisti, bensì che quella gente impegnata in attività “sanguinose” possono solo preoccuparsi di lavar via la terra dalle mani.

Siamo convinti che vivere una vita al pascolo sia del tutto diverso dal trascorrerla chiuso in gabbia, ma è altrettanto certo che la destinazione finale per l’animale sarebbe comunque la stessa: la morte. Un finale che non ha nulla a che fare con la proclamata umanità a cui ci appelliamo quando si tratta di difendere la nostra specie, la nostra vita.

Bisogna tuttavia ricordare che una simile inversione di rotta può e deve essere sostenuta e promossa dai consumatori, oltreché con coerenti politiche governative: le nostre scelte sono determinanti per orientare il mercato e se decidessimo di cambiare radicalmente le nostre abitudini alimentari indurremmo i settori produttivi ad assecondare le nostre nuove esigenze.

Sostituire la carne con legumi e vegetali sarebbe un irrinunciabile contributo al benessere della Terra, degli animali e dell’intera specie umana.

  1. Avatar

    Basta con la vergogna degli allevamenti. Bisogna riconvertite al vegetale e salvare noi stessi e tutto il pianeta

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  2. Ce lo auguriamo davvero con tutto il cuore

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  3. Spero che questo momento storico porti le persone a riflettere. E’ il momento giusto per tornare alla terra e ai suoi frutti.

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  4. E quando si diceva “ braccia rubate all’agricoltura !
    Infatti avremmo dovuto pensarci anche prima !

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  5. Non c’è più tempo, va fatto subito

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  6. Sono raccapriccianti le viste dall’alto di quell’allevamento. Mi auguro che in Italia non ci siano cose a questo livello!

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