Zootecnia e nuove, scomode realtà. Quando l’informazione fa paura

Le Associazioni del mondo zootecnico italiano definiscono “assolutamente fuorvianti” i messaggi lanciati dalle trasmissioni televisive in onda su Rai Tre: “Sapiens” e “Indovina chi viene a cena”. Nel mirino degli associati finiscono le puntate trasmesse rispettivamente il 28 e il 29 marzo, che avrebbero spinto gli ascoltatori a compiere scelte di consumo “ingiustificate”.
Tuttavia il ritorno ad un agricoltura sostenibile ed un ridimensionamento degli interventi dell’uomo non sono soltanto auspicabili, ma necessari. La redazione di Promiseland chiama in aiuto la scienza: facciamo chiarezza.

Le “scomode verità” raccontate da Al Gore, che portarono all’attenzione di tutti l’ormai nota questione del surriscaldamento globale e dal ruolo giocato dai gas serra, sollevarono un polverone nei primi anni Duemila eppure sembra siano state dimenticate in fretta.

Oggi i riflettori sono puntati su nuove realtà affini, altrettanto spaventose e – perché no – difficili da digerire. Questa volta però gettarsele alle spalle sarà più difficile, dato il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di testate giornalistiche, reporter ed autorità scientifiche.

Il rinnovato interesse per l’adozione di uno stile di vita sostenibile ha spinto i ricercatori ad indagare sul nesso che intercorre fra allevamenti intensivi ed inquinamento ambientale. A parlarne è Milena Gabanelli, ideatrice di Report ed autrice di un articolo pubblicato da corriere.it: gli studi presi in analisi sono opera dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che ha messo in luce come gli allevamenti industriali siano la seconda causa di inquinamento da polveri fini; lo stoccaggio degli animali nelle stalle e la gestione dei reflui inquinerebbe più di automobili, moto e persino delle industrie. Le particelle responsabili di un così alto tasso di contaminazione avrebbero un diametro non superiore a 10 micrometri, eppure il loro tempo di permanenza nell’atmosfera sarebbe decisamente lungo ed è proprio quest’ultimo, allarmante dato a preoccupare gli studiosi: questo particolato difatti penetrerebbe più facilmente nei nostri polmoni, aumentando così il rischio di patologie come asma, bronchite, enfisema ed allergia.

Negare che vi sia un legame tra allevamenti industriali e progressivo incremento dell’inquinamento atmosferico (legame denunciato anche da slowfood.it) equivarrebbe a nascondere un’evidenza che ormai si è palesata agli occhi di ambientalisti, scienziati e consumatori.

A contribuire alla campagna informativa già da tempo incentivata da reportage e documentari è stata la trasmissione televisiva Sapiens: nella puntata in onda la sera del 28 Marzo 2020 difatti il geologo Mario Tozzi ha ribadito quanto già sostenuto dagli studi citati in precedenza e si è inoltre prodigato nella promozione di un modello agricolo più naturale, volto alla tutela degli habitat e degli ecosistemi che l’intervento massivo ed incontrollato dell’uomo sta gradualmente distruggendo.

C’è chi ha visto nelle parole di Tozzi un maldestro ed ingiustificabile attacco ai produttori italiani di alimenti di origine animale; eppure il conduttore non si è mai soffermato sulle realtà presenti sul nostro territorio nazionale, se non per elogiare il lavoro di quanti hanno preso parte attiva alla rinaturalizzazione dell’area di Giussago (MB). A questo proposito lo stesso Tozzi ha affermato di sostenere l’utilità di ‹‹interventi dolci›› che possano favorire l’afflusso delle acque nei territori coltivati e di auspicare un ‹‹uso intelligente della tecnologia››, tale da consentire un arricchimento in termini di risorse naturali, che non leda la biodiversità locale.

L’interesse dimostrato dagli autori di Sapiens sarebbe dunque funzionale ad indirizzare la popolazione ad un consumo consapevole, che limiti gli sprechi alimentari e lo sfruttamento indiscriminato di terreni, risorse idriche ed animali tristemente definiti “da reddito” (un tempo chiamati con più clemenza “da fattoria”). Non si tratterebbe dunque di scelte ingiustificate – come qualcuno ha voluto definirle – ma necessarie, lungimiranti e razionali.

Più incisive le parole della giornalista Sabrina Giannini, che nella trasmissione “Indovina chi viene a cena” ha dedicato un’intera puntata ad un’indagine, a forti tinte, sulla diffusione delle zoonosi, rilevando un decisivo aumento della trasmissione alla specie umana in seguito allo sviluppo degli allevamenti intensivi a livello globale. L’impietosa ricostruzione della reporter non lascia adito a dubbi: i traffici illeciti ed il consumo imprudente di animali selvatici a scopo alimentare sarebbero stati decisivi per la diffusione dei vari Coronavirus nel passato, così come può esserlo stato per il virus SARS-CoV-2. Non si tratta di ‹‹un accostamento azzardato ed improvvido››, sebbene le Associazioni zootecniche la pensino diversamente: il cosiddetto “spillover” (più comunemente noto come salto di specie) non si sarebbe potuto realizzare se le condizioni igienico-sanitarie degli animali e dei luoghi di smercio fossero state idonee.

In particolare l’ostinato ed innaturale contatto fra le specie selvatiche, esotiche e l’uomo avrebbe consentito all’agente patogeno di trovare alloggio proprio nell’organismo umano, impreparato e quindi incapace di sviluppare adeguate risposte immunitarie. Anche il WWF dichiara di considerare molte delle malattie emergenti ‹‹l’esito indiretto del nostro impatto sugli ecosistemi naturali››, fra cui rientrerebbe anche la perdita di specie predatrici e la conseguente diffusione dei cosiddetti “ospiti serbatoio”. Per questa ed altre ragioni non si può che sperare in una rapida chiusura dei mercati illegali o non regolamentati di fauna selvatica, soluzione che riscuote consensi anche fra gli abitanti del sud-est asiatico atterriti dalle evidenti conseguenze di una condotta irresponsabile e superficiale.

In merito alla correlazione fra alimentazione a base di carne ed emersione di patologie ad essa riconducibili, ci si è limitati a ribadire quanto l’abuso di carni rosse possa costituire un’abitudine nient’affatto salutare; lo confermano la Fondazione Veronesi e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che invitano i consumatori a far ritorno alla salubre ed antichissima dieta mediterranea.

E se le Associazioni zootecniche di sentono <<sotto attacco>> quelle Animaliste e Ambientaliste cosa dovrebbero dire in risposta a chi accusa professionisti autorevoli della divulgazione di informazioni <<assolutamente fuorvianti>>?

Renata Balducci, presidente di Associazione Vegani Italiani Onlus

Lo abbiamo chiesto a Renata Balducci, Presidente di Associazione Vegani Italiani Onlus che risponde:

Le Associazioni del settore zootecnico piuttosto che difendere l’indifendibile dovrebbero impegnare le loro risorse e energie per ripensare a una nuova era per il mondo della zootecnia. Una nuova visione che vede le persone che “vivono” di questa attività, smettere di farlo togliendo la vita a esseri senzienti. Possa questo polverone di attacchi e accuse essere la scintilla per riconvertire le aziende. Servono aziende che si sporcano le mani di terra piuttosto che di sangue.

In ultima resta quindi l’annosa questione etica: cibarsi di esseri senzienti è un gesto esecrabile o inevitabile? Il relativismo morale non consente una risposta univoca, ma demanda alle nostre coscienze l’ardua sentenza.

Maggiori approfondimenti sulle risposte delle trasmissioni televisive alle accuse infondate su Osservatorio VEGANOK

Le inchieste di “Indovina chi viene a cena” e “Sapiens” fanno tremare l’industria della carne

Per ulteriori approfondimenti:

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/inquinamento-smog-riscaldamenti-allevamenti-intensivi-polveri-sottili-pm-particolato/4eb39bde-39f5-11e9-a27a-3688e449a463-va.shtml

https://www.slowfood.it/dallispra-una-nuova-conferma-lallevamento-intensivo-inquina-piu-di-auto-e-moto/

https://www.wwf.it/pandemie_e_distruzione_degli_ecosistemi.cfm?utm_source=web&utm_medium=CS&utm_campaign=CoronaVirus

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/meno-carne-e-piu-verdure-per-aiutare-il-cuore

Sostieni anche tu la libera informazione!

Scegli per i tuoi acquisti prodotti certificati VEGANOK e invita i tuoi conoscenti a fare lo stesso.
Solo con la partecipazione di tutti potremo fare la differenza per la salvaguardia del pianeta.

  1. Avatar
    Gian Maria Cavalieri 11 Aprile 2020, 12:57 pm

    Questi attacchi sono a dir poco vergognosi, ma la verità non si può nascondere per sempre.

    Reply
  2. Non ci sono dubbi sul nesso che intercorre fra allevamenti intensivi ed inquinamento ambientale. Occorre interrompere questo scempio che da troppo tempo coinvolge esseri senzienti, gli Animali.

    Reply
  3. Sentirsi “sotto attacco” per la verità, quando le Associazioni devono difendersi per forza di cosa.

    Reply
  4. Avatar

    Mi auguro che in molti leggano questo articolo e che ne traggano insegnamento

    Reply
  5. Ebbrava Giorgia Medici!
    Gran bell’articolo
    🙂

    Reply
  6. Grazie a tutti coloro che lavorano per divulgare la VERITÀ!

    Reply
  7. Avatar

    Detto fra noi, gli allevatori di bovini da carne, sono tranquilli!
    Sono abituati agli attacchi gratuiti da parte di VEGANI, ANIMALISTI, AMBIENTALISTI, CRUDARIANI e giornalisti in cerca di vanagloria.
    C’è gente che parla e non è mai entrata in un allevamento. C’è gente che critica dal divano, con un cocktail in mano, citando fonti su fonti, facendo il tifo per “ricercatori-scienziati” VEGANI o “in debito con l’industria”, che ipotizzano che tutti i mali arrivano dall’allevamento zootecnico.
    C’è gente che parla di intensivo e non sa nemmeno il significato della parola. La stessa che guarda servizi televisivi che girano da anni, sempre quelli, fatti all’estero utli ad impressionare, per dar corpo alle tesi sostenute.
    I nostri allevamenti, quelli dei bovini da carne, sono ALLEVAMENTI PROTETTI (imparate bene questo termine “protetti”) e se non capite il nesso, provate ad immaginarvi in campeggio, ovvero, mettetevi al posto del bovino e pensate alla vostra giornata in mezzo al verde… sempre, anche quando piove, tuona, nevica, col sole, con il buio. Cibo? Quello che trovate. Acqua? Quella dei fossi. Parassiti? Niente Autan. Predatori? Speriamo non ci siano… ecc.
    Finito di immaginare, vi accompagno volentieri in un nostro allevamento e vi spiego le differenze tra il pascolo e l’allevamento protetto.
    Riguardo le emissioni ain atmosfera, le ricerche hanno dimostrato che la nostra zootecnia concorre con circa il 7%… e del rimanente 83% vogliamo parlarne? Meglio un SUV o un bovino?
    Per ultimo, sottolineo che i VEGANI sono in via d’estinzione (qualcuno va a farsi benedire, altri decidono di smettere, altri hanno il frigorifero compromesso…). Ed in questi giorni di “spesa condizionata”, quei pochi scaffali della GDO che ospitavano prodotti vegani, invenduti, hanno progressivamente lasciato spazio alla carta igienica.
    Auguri a tutti e fatevi una bella costata che, con le proteine nobili (B12 e ferro eme) in essa contenute, il carogna-virus non attacca!!!

    Reply
    • Buonasera Giuliano,
      viste le sue numerose obiezioni riteniamo più agevole ed efficace risponderle per punti:
      – Sono stati proprio gli allevatori delle Associazioni zootecniche italiane a prendere in analisi i contenuti delle trasmissioni citate in questo articolo; in particolare hanno ritenuto di doverle contestare con la stesura di un articolo su “L’informatore Agrario”, in calce al quale troverà anche le 2 lettere di protesta che hanno indirizzato al Ministro Bellanova ed alla dirigenza della Rai. Ergo, non “sono tranquilli”.
      – Le fonti citate includono ilcorriere.it, sloowfood.it, ilfattoquotidiano.it (che non hanno mai mostrato un particolare interesse per l’etica che anima il popolo veg), nonché l’OMS (non credo che esista fonte più autorevole) e la Fondazione Veronesi (in merito a quest’ultima è bene precisare che – sebbene Umberto Veronesi fosse un fermo sostenitore della dieta vegetariana – la sua notorietà è legata preminentemente alle sue indubbie competenze in campo medico. Abbiamo scelto di includere e citare anche fonti tradizionalmente neutrali proprio per rendere evidente l’oggettività della tesi da noi sostenuta.
      – Lei difende i “vostri” allevamenti protetti (quindi suppongo faccia riferimento alle filiere italiane). Ebbene – come abbiamo avuto cura di specificare all’interno dell’articolo – nelle trasmissioni citate non è stato fatto alcun riferimento negativo agli allevamenti nazionali; al contrario è stato lodato il processo di rinaturalizzazione che ha interessato l’area di Giussano.
      – Secondo studi condotti dall’Eurispes (Istituto di ricerca che figura fra quelli riconosciuti dal MIUR) il numero di vegani è in costante aumento; si tratterebbe di “abitudini alimentari consolidate”.
      – Non ci sono studi scientifici che evidenzino un qualsivoglia rapporto tra abitudini alimentari e possibilità di contrarre il COVID-19

      Reply
    • Ed ecco che arrivano o commenti quasi “programmati” da chi intercetta parole chiave e deve difendersi senza neanche aver veramente letto e compreso l’articolo. Per fortuna che l’autrice ha avuto premura di farle chiarezza alla comprensione confusa di questo articolo.
      Ci tengo però a precisare personalmente che gli allevamenti che siano intensivi o delle oasi di lusso hanno lo stesso scopo: uccidere creature viventi senza alcun motivo! Grazie al fatto che oggi abbiamo possibilità di scelta, mi dica lei perché mangiare pezzi di cadaveri se possiamo nutrirci di altro? Serve veramente farlo ancora? Io confido in una riconversione degli allevamenti in produzione di cacca per gli altri allevatori che decidono di fare di piantare alberi da frutto e orti.
      Nessuno attacca nessuno qui si cerca solo di immaginare un futuro più sano nel corpo e nella mente. E lo si immagina per tutti, compresi coloro che vivono di zootecnia, proprio a loro va tutto il mio augurio di Pasqua, che possano rinascere a nuova vita le loro aziende.

      Reply
      • Avatar

        Cara Nicolina La Ciura,
        vada a parlare di mangiare a pezzi cadaveri in Africa, vediamo cosa le rispondono. Porti con sè tante verdurine, Sicuramente la nomineranno “principessa del villaggio”.
        Ma per favore!

        Reply
        • Carissimo Giuliano, restando sulla sua argomentazione, le posso dire che se le stanno a cuore i popoli africani, credo intendesse quelli in povertà, dovrebbe proprio smettere subito di cibarsi di carne. Perché gli allevamenti (la cui carne è destinata ai popoli “ricchi”) sono proprio una delle motivazioni per cui impoveriamo territori e risorse delle popolazioni più povere. Sa che per produrre un chilo di carne servono 16 chili tra vegetali e cereali e che ben il 70% della soia coltivata al mondo va a finire in pasto a mucche per una conversione in termini di “prodotto” che va a sfamare solo i popoli ambienti? Quando con la stessa produzione, se tutti mangiassimo direttamente quella soia sfameremmo più persone, senza passare, per di più, all’immensa spesa che c’è da sostenere per un allevamento? Mi spiace dirglielo, ma veramente servono argomentazioni ben più consapevoli, chiare, trasparenti altrimenti il dialogo è inutile. Essere vegani è anche una scelta di compassione verso chi non ha di che mangiare, ma purtroppo chi come lei parla senza una reale consapevolezza non potrà comprendere nel profondo dell’Anima cosa può voler dire questa scelta. La saluto, invitandola a tenere a mente, vista la sua preoccupazione per l’Africa, che un acro di terra coltivato a cereali produce proteine in misura cinque volte maggiore rispetto ad un acro di terra destinato all’allevamento di carni; i legumi e le verdure possono produrne rispettivamente 10 e 15 volte tanto.

          Reply
          • Avatar

            Nicolina, un po’ in ritardo, ma arrivo!
            Non è corretto affermare che la carne è destinata ai popoli ricchi o che impoverisce il territorio per lasciar spazio agli allevamenti in materia di alimentazione (o deforestazione).
            E’ l’uomo che fa i danni maggiori e ciò è dimostrato dall’Africa povera, resa povera dall’uomo, no dalle vacche (che per quei popoli, averle, è una manna dal cielo) o da tutti gli altri animali utili per l’alimentazione umana.
            Addossare colpe alla zootecnia è la peggiore azione e torto che l’uomo può fare a se stesso ed al Pianeta.
            Le faccio un esempio: le foto ed i servizi che circolano nei social dei cosiddetti allevamenti intensivi, sono, nella stragrande maggioranza, provenienti da allevamenti dell’America Latina. Sistemi di allevamento distanti anni luce da quelli europei/italiani.
            Noi abbiamo una rigida regolamentazione europea che basa le norme su ambiente (greening) benessere animale, sicurezza alimentare e gli Stati Membri devono legiferare in subordine. Lo sa che in America si usano gli estrogeni che in Europa sono da denuncia penale? Lo sa che la shelf-life della carne che proviene da oltre oceano ha 120 giorni di conservazione, perche trattata con i raggi gamma e la nostra (che non viene trattata) solo 30 gg? Lo sa cosa usano per sbiancare i polli?… e via di seguito.
            Nicolina, eviti di fare di tutta l’erba un fascio ed atteso che non esiste la possibilità di campare fino a 100 anni e oltre (come sta succedendo) mangiando solo verdurine e tofu (e qui possiamo aprire un dibattito molto serrato sugli effetti catastrofici per l’uomo e l’ambiente se si puntasse a determinate coltivazioni…) provi ad essere più riflessiva sull’utilità di tutte le professioni e di tutte le attività. Anch’io sogno la macchina che va ad acqua e di fare il pieno dal rubinetto di casa, ma… non esiste. In compenso spendiamo miliardi di dollari per andare a cercare l’acqua su Marte e non siamo in grado di assicurarla ai popoli (poveri) africani.
            Riguardo alla religione integralista vegana, la considero un male, alla stessa stregua dell’integralismo islamico, sotto ogni punto di vista, per chi la pratica e per chi la subisce!
            Per ultimo e per non tediarla ulteriormente le lascio, anche a benficio di altri detrattori della zootecnia, un link che, anche se di parte (glielo anticipo io) offre punti di vista interessanti che dimostrano che anche la zootecnia bovina da carne fa la sua parte per teneri in vita il Pianeta (inteso sia come ambiente, sia come abitanti): https://www.carnisostenibili.it/se-non-mangio-carne-sono-sostenibile/
            Buona serata e …se è vegana, spero tanto si converta, almeno, in vegetariana 😊

          • Salve Giuliano, le rispondo punto per punto, vista le sue diverse argomentazioni.

            1. Lei dice che: “Non è corretto affermare che la carne è destinata ai popoli ricchi o che impoverisce il territorio per lasciar spazio agli allevamenti in materia di alimentazione (o deforestazione)” perché non è corretto? Ha visto quei popoli cibarsi di carne? Non hanno neanche acqua da bere. Però magari mi spiegherà meglio perché non è corretto. E le ricordo che è stato lei a tirar fuori la questione “vallo a dire in Africa di non mangiare carne”. In quanto alla deforestazione è causata dalla necessità di espandere i territori destinati ad allevamenti o all’agricoltura intensiva il cui prodotto è destinato agli animali da allevamento. Quindi giro che rigiro il risultato è quello la carne è per i “ricchi”. E non lo dico io esistono studi

            2. Rispetto a quanto sostiene sulla diversità degli allevamenti italiani le assicuro che le crudeltà sono ovunque ed esistono inchieste fatte in Italia che fanno luce su tutto questo: https://www.essereanimali.org/indagini/

            3. Trattati bene o male gli animali vengono massacrati brutalmente per cibarci delle loro carni inutilmente. E questo caro Giuliano non è fondamentalismo vegano, ma certezza della pena! La pena che proviamo per delle anime innocenti di cui oggi, grazie all’infinita conoscenza medico scientifica sappiamo poter fare a meno di mangiare per poter vivere, anzi si vive più in salute, glielo garantisco.

            4. Dice: “Noi abbiamo una rigida regolamentazione europea che basa le norme su ambiente (greening) benessere animale, sicurezza alimentare e gli Stati Membri devono legiferare in subordine”. Si tratta solo di “regole anestetizzanti” che servono a far sentire meglio chi comincia a dare ascolto alla propria coscienza. Perché un occidente che da dei folli a chi mangia cani e gatti e si nutre di maiali, mucche, galliche e chi più ne ha più ne metta, deve pur dire qualcosa e nasconde la propria pena dell’anima sotto la dicitura “benessere animale” BENESSERE? Io per stare bene voglio andare al centro benessere a farmi fare i massaggi e non pensare che dopo che mi nutrono e oliano il corpo per bene mi sgozzano e infornano.

            5. Rispetto al vivere 100 anni come sta accadendo oggi, le garantisco che questo è fattibile perché la “medicina” tiene in vita tutti coloro che sono, a causa spesso di un’alimentazione scorretta, obesi, cardiopatici, colesterolemici, oncologici ecc. Con questo non sto certo dicendo che tutte le malattie sono connesse al consumo di carne, si può essere vegani e lavorare in una fabbrica dove vengono usati prodotti tossici e allora finire per morire di cancro ai polmoni. Ma a parte questo le posso garantire che sono vegana da quasi 10 anni ormai, sto alla grande, sembro la stessa di 10 anni fa, nessuna ruga, anzi ho smesso di soffrire di allergie che ho scoperto successivamente essere legate a latticini e uso della lana. Quindi Sig. Giuliano io ho ben compreso che lei è troppo di parte per non difendere la sua posizione, ma le garantisco che non esiste nessun fondamentalismo vegano, esiste una scelta, certa, sicura, presa con ragionevolezza, ciò non vuol dire che come in ogni settore non ci siano più o meno persone capaci di avere dialoghi sani senza voler “tagliare le gole” a nessuno.

            6. Rispetto alle coltivazioni, lei ha citato il “tofu” quindi immagino parli della soia, come le ho già detto non servono ulteriori coltivazioni. Serve dare quella che viene già prodotta direttamente agli umani, ben il 70% è destinata agli animali negli allevamenti. E più in generale comunque anche l’agricoltura va rivista nella sua eco-sostenibilità, rigiri rotatori di produzione, stagionalità, e fertilizzazione dei terreni in modo naturale, lasciate libere le mucche dei vostri allevamenti, loro fertilizzano i campi e voi vi date all’agricoltura.

            7. È comunque molto interessante questa “dibattito” perché seppur nella convinzione delle proprie posizioni io rispetto chi si pone con educazione. E questo non può che essere comunque un modo per riflettere meglio su se stessi e magari cambiare parere. Tanto sono certa, anche se lo negherà, che preferirebbe aver le mani che profumano di terra e piante aromatiche: basilico, menta, salvia, piuttosto che averle sporche del sangue di povere bestie che magari per un po’ le sono pure state simpatiche e amiche.

    • Volevo quasi rispondere, poi ho letto la risposta di Giorgia Medici, autrice dell’articolo, così completa e competente che non ho altro da aggiungere.
      Grazie Giorgia!
      🙂

      Reply
  8. Avatar

    Buonasera Giorgia,
    chiedo scusa per il ritardo nella risposta ma i “colleghi” di Report hanno richiamato la nostra attenzione, che poi le dirò, pubblicando un apposito post/lettera..
    In merito alle sue risposte, sintetizzo alcuni punti:
    – Sono stati proprio gli allevatori delle Associazioni zootecniche italiane a prendere in analisi i contenuti delle trasmissioni citate ….Ergo, non “sono tranquilli”.
    Su questo punto la informo che le lettere sono state inviate dal settore industriale (trasformazione e commercio) non dagli allevatori. In ogni caso condividiamo le rimostranze da loro espresse.
    – Le fonti citate includono il corriere.it, sloowfood.it, ilfattoquotidiano.it (che non hanno mai mostrato un particolare interesse per l’etica che anima il popolo veg), nonché l’OMS (non credo che esista fonte più autorevole) e la Fondazione Veronesi (in merito a quest’ultima è bene precisare che – sebbene Umberto Veronesi fosse un fermo sostenitore della dieta vegetariana – la sua notorietà è legata preminentemente alle sue indubbie competenze in campo medico. Abbiamo scelto di includere e citare anche fonti tradizionalmente neutrali proprio per rendere evidente l’oggettività della tesi da noi sostenuta.
    Su questo punto aggiunga anche Il Manifesto, che recentemente ha scritto delle bestialità sulla zootecnia, anticipando quanto riportato ieri sera da Report. Riguardo l’OMS, le ricordo che ha dovuto fare marcia indietro, con lo IARC, in merito alla “pericolosità” della carne rossa, smentendo la prima notizia riguardo il livello cancerogeno.
    Il compianto Umberto Veronesi era un cardiologo-vegetariano, non un medico-nutrizionista e la sua “conversione” è arrivata molto tardi…
    – Secondo studi condotti dall’Eurispes (Istituto di ricerca che figura fra quelli riconosciuti dal MIUR) il numero di vegani è in costante aumento; si tratterebbe di “abitudini alimentari consolidate”.
    Su questo punto dissento e vedrò di fornirle altri dati. Ci tengo però a precisare che il veganesimo è una religione da combattere e non una scienza nutrizionale. Se applicata ai bambini è assolutamente pericolosa per la crescita (da denuncia) e se applicata agli animali da compagnia (cani e gatti) è una “bestialità” inaccettabile.
    – Non ci sono studi scientifici che evidenzino un qualsivoglia rapporto tra abitudini alimentari e possibilità di contrarre il COVID-19.
    Però un fisico a posto, ben nutrito (con proteine nobili) e con una giusta dose di movimento, fa sicuramente la differenza 😊
    Grazie per l’ospitalità.

    P.s.: a seguire la lettera che abbiamo inviato in merito alla trasmissione Report di ieri sera.

    Reply
    • Buonasera Giuliano, ero certa che avrei trovato un suo commento di risposta 🙂
      Purtroppo non sono nelle condizioni di risponderle in merito al contenuto della puntata di Report in questione (e dell’articolo del Manifesto che – a quanto mi sembra di capire – sosterrebbe le medesime tesi): ero a conoscenza del fatto che avrebbero discusso di allevamenti, ma non ho ancora avuto modo di sapere di cosa si è discusso nel dettaglio. Mi riservo di risponderle non appena avrò visto l’intera puntata.
      Per quanto riguarda le fonti da me prese in esame, l’OMS e la Fondazione Veronesi sono state citate in relazione alla frase presente nel mio articolo. Nessun cenno al fatto che le carni possano essere cancerogene, anche perché lì si dovrebbe aprire un discorso sui conservanti utilizzati, cosa che esula dalle mie competenze e di cui credo di non sapere abbastanza per poterne parlare con autorevolezza. Umberto Veronesi non “nasce” come nutrizionista ma la sua carriera in campo medico non lascia spazio a dubbi: le sue conoscenze sull’organismo umano sono senz’altro superiori alle mie, alle sue e a quelle di chi non ha portato a termine studi simili ai suoi e con la medesima dedizione.
      In ultima istanza il “veganismo” equiparato ad una religione: quest’ultimo termine è indissolubilmente legato alla presenza di una divinità oggetto dell’adozione da parte degli accoliti, cosa che non riguarda affatto l’intero popolo vegano. In ogni caso – anche laddove qualcuno ritenesse giusto equiparare i vegani ai fedeli – non penso che questo renderebbe le loro scelte biasimevoli; aggiungo che nessuno qui ha fatto cenno all’alimentazione dei più piccoli. Io personalmente ritengo che si tratti di conquiste etiche di natura individuale: la sola idea che un simile percorso possa essere frutto di una costrizione mi fa star male. Traguardi del genere sono frutto di una lenta maturazione, dell’acquisizione di una consapevolezza, e non di un dictat altui.
      La lascio con la promessa di documentarmi su quanto discusso ieri sera a “Report”.
      Saluti!

      P.S. Per favore, se desidera rendere noto il contenuto delle lettere di protesta inserisca un link di riferimento. Il testo è sin troppo lungo per i commenti.

      Reply
      • Avatar

        Buonasera Gioia, anche stavolta in ritardo, ma ci sono!
        Report, trasmissione che ho sempre visto con piacere, anche quando ha trattato “male” in altre occasioni l’agricoltura (se ci sono dei banditi in giro è giusto denunciarli anche per educare quelli che vorrebbero emularli…), con la puntata della sera del 13 aprile dal titolo “siamo nella ca…” ha TOPPATO vergognosamente, cercando di costruire, con interviste taglaite ad arte, una correlazione tra zootecnia e pandemia da Covid19. Una nefandezza assoluta, ovvero TERRORISMO mediatico, per stimolare ascolti e buttare merda (loro si vergognano a scrivere cacca, io no) addosso ad un settore che nonostante Covid19 ha continuato a lavorare per alimentare milioni di cittadini (spero che qualcuno non pensi che siano dei delinquenti perché mangiano carne o formaggi).
        So come lavorano a Report, registrano decine di ore per produrre servizi da 10 minuti. Lo sperimentato anch’io, partecipando anni fa ad una trasmissione sul TTIP… mi hanno lasciato il minuscolo microfono a calamita per molto tempo dopo l’intervista sperando si registrare (fuori onda…) segreti inconfessabili davanti alla telecamera. Vabbè, è giornalismo, non lo contesto.
        A seguito della trasmissione, abbiamo scritto una PEC a Speranza (Ministro salute), Conte (PdC), Bellanova (Mipaaf) e FOA (RAI) che può leggere a qusto link: https://www.unicarve.it/trasmissione-del-13-aprile-2020-terrorismo-mediatico-su-rai3-a-report-con-ipotesi-connessione-contagi-zootecnia-richiesta-intervento/
        Al link che ho lasciato a Nicolina, quello di carnisostenibili.it c’è materiale sufficiente per smontare il castello di sabbia fatto da Report, anzi, dal giornalista Luca Chianca (quando c’era la Gabbanelli Report mi piaceva molto di più…).
        Riguardo l’OMS-IARC, hanno confuso i salami con le bistecche e su questo stendiamo un pietoso velo.
        Veronesi, bravissimo cardiologo, vegetariano in tarda età, senza disdegnare, ogni tanto, qualche buona bistecca. Ricordo ancora il suo intervento ad EXPO 2015, di una tristezza in termini di contenuti incredibile. Come sarebbe un mio intervento sulla fisica quantistica.
        Sui vegani: 1. O sono integralisti o non sono vegani – 2. Quando commentano, fanno paura, la vita di un qualsiasi animale, vale molto più di quella di un uomo – 3. Ci sono tribunali che si stanno occupando di togliere la patria potestà (su indicazione di medici) a genitori che hanno danneggiato i figli, costringendoli ad assumere solo cibi vegani – 4. Ho sperimentato direttamente i commenti di costoro su Twitter e la magistratura sta cercando di individuare i profili che ho querelato.
        Infine. mi complimento con lei per la qualità dei suoi interventi.
        Buona serata 😊

        Reply

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vai alla barra degli strumenti